Archive from maggio, 2007
Mag 29, 2007 - Sociale    1 Comment

“Tertium non datur”

 

Quante volte quando eravamo piccoli ci hanno detto: “scegli, o il bignè o il cornetto … tutti e due non li puoi avere”??
A me praticamente sempre. Anzi, a volte non avevo neanche scelta. Era sempre e solo cornetto.
Questo perchè ci tengo a dire che la famosa locuzione latina “tertium non datur”, cioè “non è data una terza possibilità”, in questi giorni è più che mai attuale. Globalmente, non sto parlando solo della vita privata… prendiamo ad esempio la vita politica di questi ultimi giorni. Destra e sinistra, sinistra e destra o – peggio – centro-destra e centro-sinistra (ergo nè destra nè sinistra)… E’ inevitabile pensare al grande Giorgio Gaber…

 

 

 

Mag 28, 2007 - opinioni    No Comments

Rispondo a BOBO

Caro Bobo…d932785f23b9cfd4acfa8b41e7abd880.jpg

Non ti conosco, e quindi non so dirti in quale categoria di uomini potrei inserirti… credo comunque che la tua sia la classica risposta degli uomini che non sanno di cosa si sta parlando… Se analizzi un attimo ciò che hai scritto nel tuo commento:

Hai fatto di un’erba ..un fascio…. non tutti gli uomini sono uguali…non credi?
Magari ti capita quello giusto ma tu lo metti nel mucchio degli uomini denominati “tanto sono tutti uguali”.
Non sarà che voi donne vi sentite sempre troppo insicure della fedeltà ed onestà sentimentale del partner? In realtà vi fidate solo se c’è un pezzo di carta scritto ed altri coinvolgimenti “materiali” …ma allora la domanda sorge spontanea: vi interessa il legame-catena o quello sentimentale ?

ti renderai conto che la tua è la classica risposta che danno gli uomini che si sentono punti sul vivo quando si chiede loro maggiore partecipazione.

Il “legame-catena”, quello di cui parli, sarebbe il legame con una persona che ami e quindi il legame che presuppone rispetto e considerazione per i sentimenti del/della partner, nonchè attenzione ai suoi bisogni emotivi ed alle sue richieste (non materiali)? Perchè se è questo il legame-catena per te, ebbene si… noi donne vogliamo proprio quello. 

Personalmente mi accontenterei anche di un partner che non scambiasse il mio letto per il bancone di un bar…

Saluti.

Mag 27, 2007 - Senza categoria    3 Comments

Amore vero (quello che non fa male)

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 L‘amore vero esiste… non ho dubbi. Anche se non l’ho mai incontrato nella mia vita. L’unico amore vero che ho conosciuto è stato quello che io stessa sono stata in grado di provare.

“Non c’è rosa senza spine” dicono… cavoli. Io mi accontenterei anche di un mughetto senza andare a scomodare per forza le rose, visto che – si sa – la rosa è la regina dei fiori ed io non ho mai avuto la pretesa di trovare un principe azzurro. Questo quando ero ancora giovane e carina. Ormai, alla mia età, l’unico desiderio è quello di incontrare una persona maschile di uguali sentimenti, che abbia una visione dell’esistenza, se non proprio simile, almeno compatibile con la mia. Ma – come giustamente mi ricorda il mio “ex amore vero” – con il mio modo di pensare è praticamente impossibile che io riesca a trovare qualcuno così.

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E allora, mi chiedo, che diavolo mi sto a lambiccare il cervello per capire dove e come ho sbagliato nella mia vita sentimentale? Perchè mai mi dovrei sentire inadeguata come donna se – purtroppo – l’incompatibilità di coppia è diventata un problema sociale? (è un po’ come dire che “mal comune mezzo gaudio” …) Io non ho mai accettato di fingere, non ho mai voluto tendere trappole di nessuna natura a nessuno e per nessuna ragione… Perchè – purtroppo – i nostri cari signori uomini hanno la tendenza a scappare di fronte a qualsiasi cosa sappia di impegno consapevole e responsabile, ma poi sono pronti a cadere miseramente ed inevitabilmente di fronte a certi tipi di trappole. Un po’ come i topi, che hanno mille vite e mille risorse di sopravvivenza e poi vanno a crepare miseramente per un pezzetto di emmenthal avvelenato.

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La verità – secondo me – è che ormai noi donne siamo troppo disincantate e disilluse per farci confondere sulla vera natura dell’interessamento maschile. Non me ne vogliano gli uomini (è anche vero che – fortunatamente – non tutti rispondono a queste caratteristiche) ma è risaputo che alcuni di voi (io credo troppi) si impegnano in una convivenza per assicurarsi un letto caldo (in tutti i sensi, visto che non sapete affrontare con dignità i momenti di magra) e non appena si sentono “al sicuro” cominciano a guardarsi intorno e, anche se poi non tradiscono fisicamente, si allontanano con la mente e con il cuore dalla propria compagna la quale – lungi dall’essere così sprovveduta come voi sperate che sia – soffre il più delle volte in silenzio, oppure adotta il sistema dello “stato di polizia” per cui finite con il vivere nell’inferno quotidiano che voi stessi vi siete andati a cercare.

E sapete (mi rivolgo ancora agli uomini – non a te in particolare, stai tranquillo!) qual’è il dramma di tutto questo? Voi non sapete accettare di vivere con una donna che vi ritiene persone mature e responsabili. Eh si…. questo è il vero dramma. Avete il bisogno di vivere in una relazione che vi protegga dall’angoscia dell’alea, dell’incertezza sul “oddio, come farò da solo senza la mia mamma?” ma contemporaneamente non volete rinunciare a portarvi dietro tutti i vostri giocattoli. Altro che sindrome di Peter Pan! Magari!! Peter Pan in fondo ha un grandissimo merito… rimanere fanciullo per non perdere la propria purezza di idee e di intenti è un principio ed un valore importante. Ammesso che al giorno d’oggi esista ancora qualcosa di simile alla fanciullezza.

Ed ancora più drammatico è il prendere coscienza – da parte di noi donne – che ciò che noi cerchiamo nel nostro compagno (o in colui che noi speriamo che diventi il nostro compagno) è l’idea che ci siamo fatte di nostro padre… già, solo l’idea purtroppo… perchè (e noi non lo ammetteremmo mai) nostro padre non è l’eroe senza macchia e senza paura che amavamo quando eravamo bambine. Noi donne ormai non crediamo più neanche in quello, perchè sappiamo benissimo – e lo abbiamo appreso attraverso le lacrime di nostra madre – che anche l’eroe senza macchia e senza paura può far soffrire le persone che ama. Come noi, del resto. Ma vallo a spiegare ad una giovane donna che non troverà mai l’uomo in grado di renderla felice… perchè la felicità non ci viene dagli altri, ma – e non è retorica, ve l’assicuro – dobbiamo imparare a trovarla in noi stesse. 911e523f78652028915bd27068b5f56a.jpg

Io oramai ho gia vissuto la mia vita (ne manca ancora un po’ ma spero di viverla con meno pathos) ma alle ragazze che soffrono per amore che diciamo? Non vale neanche la regola del “prenditi quello più bello o più ricco e poi chi se ne frega” … non c’è amore. Non c’è amore. Una vita agiata senza amore è una gabbia d’oro, ma pur sempre una gabbia. E ricordatevi che un uomo ricco che “investe” su una ragazza che non è alla sua altezza la considera una sua proprietà. Ed al primo accenno di infedeltà la trascina per i capelli e la lascia dove capita (metaforicamente, si intende). Non fidatevi mai delle apparenze, ragazze. State in guardia. Ve lo dice una ragazza con i capelli bianchi.

 

Mag 23, 2007 - Racconti, Sociale    5 Comments

Storia di una vita

 

“The Color Purple” – Steven Spielberg

«Prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere una posizione che non è nè sicura, nè conveniente, nè popolare; ma bisogna prenderla, perchè è giusta.»

Martin Luther King

 

Mag 19, 2007 - Sociale    1 Comment

Autotutela

b3dcb5bc0396f4516a433e9af76f36c3.jpgNon so voi, ma da un paio di anni a questa parte le mie uscite serali si sono drasticamente ridotte… non esco mai da sola e quando torno a casa dall’ufficio sono un fascio di nervi, tendo l’orecchio a qualsiasi passo diverso dal mio.. Quando sono sul tram o sull’autobus, soprattutto se siamo in pochi a viaggiare, guardo bene tutte le facce che mi circondano e faccio in modo che loro si accorgano che li sto guardando … spero così di fornire un deterrente a qualsiasi aggressione e non mi accorgo che ci faccio una figura non poco bizzarra. Certo non pianto loro gli occhi in faccia ma non mi faccio mai vedere distratta. Sto viaggiando pericolosamente verso la paranoia oppure (vi prego, consolatemi!) anche a voi – mi rivolgo alle donne, ovviamente – sta succedendo qualcosa di simile?

Vorrei per una volta uscire la sera da sola, andare ad un cinema senza dovermi dire tutte le volte “attenta a quello lì.. quello mi sa che cerca rogna”, oppure andare a sentire un po’ di musica dal vivo – si sa che inizia sempre dopo le 22.30 – senza per questo votarmi a morte certa… Sono anni ed anni che non esco più da sola… trovo che questo stato di cose sia allucinante! Qui a Roma è diventato un problema serio… La cosa che trovo grottesca è che nei piccoli centri si può uscire di sera ma non ci sono luoghi di ritrovo o teatri, cinema, pub ecc., mentre nelle grandi città tutto questo c’è solo che una donna da sola non ne può usufruire perchè le è vietato dal buonsenso. Noi donne ci siamo liberate da cosa? Dalla convivenza forzata con un uomo? E cosa ne abbiamo guadagnato se poi alla fine non possiamo nemmeno andare ad un cinema senza essere accompagnate da uno di loro – e in certi casi nemmeno ti salvi?

Tutte queste riflessioni nel tempo mi hanno portata non alla reazione, bensì alla clausura. E temo di non essere la sola. Noi donne spesso non siamo single per scelta, ma perchè abbiamo troppa paura degli uomini, delle loro reazioni spesso esagerate ad un nostro NO. E guardate che non è sufficiente essere attempate o non attraenti… neanche quello è un deterrente. Adesso basta avere anche solo la parvenza di femmina… E lasciamo stare la violenza sessuale, ma parliamo delle rapine per pochi spiccioli… Si uccide per dieci euro, ventimila lire. Basta che uno qualsiasi dei disperati che girovagano dopo una certa ora nelle grandi città in cerca di una dose incroci la tua strada e rischi la vita…

Mentre scrivo mi rendo conto che la mia casa sta diventando una seconda pelle per me. Ma è giusto tutto questo? Fino a che punto si ha il dovere di tutelarsi e fino a che punto invece bisogna diventare fatalisti? Dire ogni giorno: “oggi speriamo che me la cavo?” …

Mag 16, 2007 - sfoghi    4 Comments

Cosa ho fatto IERI??

Ahahahaha!!!! cioè IERI sera??
Beh, ieri sera l’ho passato cenando e guardando Ballarò in televisione… poi ad una certa ora sono passata al PC – non senza aver prima lavato i piatti, ma nella vasca del bagno d72d12ec48eee87c1ba9e228a3046548.jpgperchè ho il rubinetto della cucina rotto, motivo per cui IERI POMERIGGIO sono stata in giro per il mio quartiere sconfinando anche in quelli limitrofi (a piedi perchè non ho l’automobile – ma si sa che camminare fa bene al corpo ed allo spirito) alla ricerca di una Termoidraulica che non cercasse di convincermi a comprare il rubinetto in blocco compreso l’idraulico ma smentisse la cattiva fama che aleggia intorno a codeste losche figure di idraulici e mi volesse vendere semplicemente la manopola del rubinetto, senza per questo farmi sentire una morta di fame e volermi a tutti i costi indicare l’indirizzo di un robivecchi che “forse” ha la manopola di ferraccio che chiedo io …a0d93e379b3eb4fd036110cf456dee0b.jpg
Ovviamente nessuno mi ha venduto la famosa manopola… è già tanto che sono riuscita a trovare chi mi vendesse il premistoppa – per la cronaca il c.d. “premistoppa” è quel perno che permette alla manopola del rubinetto di variare il flusso dell’acqua nonchè di chiuderlo senza provocare perdite.
Dopo aver quindi INUTILMENTE passato il pomeriggio ad INC…… MI, sono tornata a casa ed ho scoperto che il mio micio – che peraltro adoro – sta perdendo il pelo a ciuffi 926d2ac6a00eb639718b57fceac11c37.jpgcome natura vuole che sia in  primavera. Per cui dalle 19.30 alle 20.00 circa ho passato l’aspirapolvere dappertutto – anche sul gatto, che non ha gradito un granchè e che ora mi guarda come se fossi Freddie Kruger97ecc00f4d55fe92071e1054af9065e1.jpg –  dopo di che ho deciso di dedicarmi un po’ a me stessa e mi sono messa in cucina con l’intento di prepararmi un pasto decente. Diciamo che in parte ho raggiunto l’obiettivo. Ho cominciato quindi a mangiare davanti alla televisione accesa, ma dalle 21.00 che ho cominciato ho finito che erano quasi le 23.00 per il solito vecchio motivo e cioè HO UNA TIROIDITE ORMAI DA PIU’ DI 20 ANNI  che mi impedisce di avere una deglutizione normale per cui devo masticare molto più degli altri ed inghiottire con MOLTA cautela se non voglio soffocarmi 8d865a5f5c863b5f623fd6c6f7460bf0.jpgcon una briciola di pane…

 

Mag 15, 2007 - Racconti    1 Comment

L’incontro (miniracconto)

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“… Improvvisamente venne strappato ai suoi pensieri da una sensazione precisa, come fosse un potente magnete, alle sue spalle, che gli impediva di rimanere lucido e lo costringeva a rallentare il passo, fino a fermarsi … Si voltò, lentamente, cercando qualcosa tra la folla di visi, nel brusio del marciapiede affollato dell’ora di punta, tra gli ombrelli colorati che gli venivano addosso, bagnandogli il cappotto di pioggia gelida. Ad un tratto la vide: non aveva mai visto prima quella donna, eppure la conosceva. Lei era appoggiata languidamente ad una balaustra di ferro, di quelle usate per sostenere i cartelloni pubblicitari. Teneva un quotidiano aperto, noncurante della pioggia che la bagnava, appena, attutita dalla pensilina che forniva riparo ad un gruppetto di persone che attendevano il tram. Era assorta nella lettura del giornale ed ogni tanto passava distrattamente la mano sulla fronte a scacciare una ciocca dei capelli bagnati che le si incollavano sulla fronte candida e spaziosa, gli occhi cerulei incorniciati da folte sopracciglia color ambra aggrottati nella tensione della lettura, il cappello impermeabile a falde larghe, il bavero del cappotto rialzato fino a coprirle le labbra che lui immaginava rosse e piene … Improvvisamente, intorno a lei sembrava essersi aperto un varco verso un altro mondo, come se lei stessa fosse una creatura di un mondo fantastico, una fata o una divinità dei boschi piombata improvvisamente nel ventunesimo secolo. Lui era rimasto immobile, con le labbra schiuse quasi a tentare un nome, uno qualsiasi, pur di chiamarla e strapparla a quell’inutile lettura. Nella sua mente si formò quasi senza volerlo un pensiero nitido, o forse una preghiera: “guardami! guarda da questa parte … sono io, sono qui!”. In modo del tutto assurdo e nemmeno lontanamente ipotizzabile per un uomo razionale e scanzonato come lui, la donna, come rispondendo ad un comando silenzioso ma inevitabile, si voltò verso di lui. I suoi occhi incredibilmente chiari si conficcarono in quelli scuri e increduli di lui, lasciandolo senza fiato. “Oddio, mi sta guardando” pensò, improvvisamente pentito di trovarsi lì in quel momento, in quella vita … Ebbe la tentazione formidabile di scappare il più lontano possibile da lei e da quello che più ardentemente desiderava: dimenticare tutto e tutti e portarla via, su un altro pianeta. Ad un tratto successe quello che lui non aveva osato nemmeno sperare. Lei abbassò il giornale, tenendolo in una mano quasi strusciandolo in terra, mosse due o tre passi titubante, lentamente, verso di lui, poi sempre più decisa, mentre lui, pietrificato dalla sorpresa, non riuscì nemmeno a muovere un dito nè per andarle incontro nè per allontanarsi da lei. Rimase con gli occhi fissi su di lei che piano piano si andava facendo più concreta e più vicina fino a quando non si trovò faccia a faccia con l’Amore. I suoi occhi erano qualcosa di raro, profondi e limpidi, e lo guardavano come se volessero trafiggerlo nell’anima. “Posso offrirti un caffè?” disse lei con una voce dolce e armoniosa come il suono di un campanellino d’argento, poggiando la sua mano sul suo braccio, quasi a volerlo tranquillizzare con il suo contatto. Lui improvvisamente smise di tremare. Fu come tornare a casa. Aveva già dimenticato tutti gli anni della sua vita. Lui era nato quel giorno.”

Mag 14, 2007 - Racconti    2 Comments

Un breve racconto

 3fa7b772959411ae591e222139ce5cc3.jpgUn giorno mi recai in visita ad un vecchio amico di famiglia. Mi meravigliai di trovarlo curvo e più vecchio di ciò che ricordavo essere. Avevo un ricordo di lui – ero poco più di un ragazzo – del tutto differente: lo ricordavo alto e prestante, il suo passo era atletico e sicuro di se’… lui e mio padre erano grandi amici e spesso mio padre ricorreva a lui per qualche consiglio relativo ai suoi affari. Poi a mio padre venne assegnato un incarico in un altra città, distante da quella, e così ci trasferimmo tutti. Ma egli continuava a scrivere al suo amico con regolarità e ci teneva informati sui successi economici che questi otteneva dai suoi affari.

Quando mio padre venne a mancare presi io il suo posto nella relazione epistolare…. e questo per anni anche se le nostre conversazioni su carta avevano un tenore diverso da quello avuto con mio padre.

“Oh, caro … caro Peter!” disse il vecchio venendomi incontro con un sorriso che non aveva perso l’antico smalto.

“Caro Mr. Jefferson… che piacere rivederla!” esclamai io altrettanto sorridente, ma nell’osservare quel suo profondo mutamento temevo che lui potesse accorgersi del mio disagio. Mi fece entrare in casa e fui colto di nuovo dallo stupore. La casa era assai più modesta di quello che mi sarei aspettato visto che mio padre mi aveva sempre parlato di lui come di un uomo assai benestante e amante del lusso. Non che fosse cadente, ma si respirava un’aria insieme di lindore e di dignitosa e raccolta povertà.

“Vieni, vieni figliolo! Posso offrirti una tazza di the? Non dirmi di no… ho un’amica che ogni tanto mi porta uno dei migliori the del Ceylon…” e nel frattempo mi versava il the con un modo di fare meticoloso, da vecchia signora d’altri tempi.

Ci sedemmo sul vecchio divano un po’ logoro ma pulito e spolverato, e incominciammo a rivangare i ricordi. Piano piano l’aria si andava alleggerendo ed io cominciavo a sentirmi rilassato e felice di quelle chiacchiere tra buoni amici. Mi ero tanto rilassato che non potei fare a meno – approfittando di una lunga pausa del mio interlocutore – di formulare una domanda: “Mr. Jefferson … mi perdonerà … spero … della domanda che sto per farle …” dissi un po’ titubante. Il vecchio alzò lo sguardo azzurro su di me con tale dolcezza che non ebbi timore di proseguire e fece un gesto d’incoraggiamento, e con la mano mi invitò ad andare avanti. “Sa, mio padre mi ha sempre parlato di lei come di un uomo molto benestante… è successo forse qualcosa che non so? Ha bisogno di aiuto? Non si faccia scrupoli, è talmente tanta l’amicizia che mio padre aveva per lei che mi sentirei onorato di poterla aiutare…” . Lui posò la tazza ed il piattino sul basso tavolo di fronte a noi e per niente offeso o meravigliato si accomodò meglio sulla poltrona e iniziò a parlare, a narrare anzi, con un tono quasi assente, come di qualcuno che rincorre un passato talmente remoto da rendere difficile il ricordo …

“Quando io e tuo padre eravamo giovani credevamo di avere il mondo fra le mani… è una sensazione che i giovani conoscono bene… credevamo che la volontà ci avrebbe permesso di realizzare tutti i nostri sogni. E per un po’ fu così… poi con l’età crebbero anche le responsabilità. Entrambi ci sposammo ed avemmo figli ed entrambi in un qualche modo smettemmo di credere nei sogni e preferimmo concentrarci sull’avvenire dei nostri figli. Poi, come sai, io persi mio figlio in Vietnam e la mia Beth se ne andò qualche anno dopo … ora mi è rimasta solo Gillian, ma vive lontano da qui e non viene quasi mai a trovarmi… mia figlia è molto … molto impegnata” . Disse queste ultime parole con una leggera, dolce amarezza ed io mi sentii improvvisamente solidale con quell’uomo che stava svelando a me la sua anima. Poi continuò a narrare. “Ci sono stati momenti in cui avrei voluto morire… avrei voluto addormentarmi e non svegliarmi più. Per me perdere Charles è stato un colpo terribile. Avevo fatto molti progetti su di lui. Gli avrei lasciato la mia impresa e lui l’avrebbe lasciata un giorno a suo figlio ed al figlio di suo figlio …. ma non è stato così…”

Seguì una pausa durante la quale non fui sicuro ma credetti di vedere una lacrima scorrere sulla sua guancia rugosa. Per fortuna il sole era tramontato e nella luce crepuscolare le lacrime si nascondono molto bene.

“Poi, quando mi ero appena sollevato dal dolore per la morte di Charles – e ci ero riuscito buttandomi a capofitto nell’impresa, facendo affari con chiunque e per pochi dollari – Beth seppe di essere gravemente malata. Fu un altro colpo. Le sono stato vicino fino al momento in cui se ne è andata. Pochi mesi dopo aver saputo di avere il cancro. Gillian era già lontana ed aspettava il suo primo figlio. Non ebbe molte occasioni di starmi vicina. Mi chiamava ogni giorno per sapere come stavo ma non era la stessa cosa che averla accanto a me.” Il tono della sua voce era diventato più sereno, quasi distaccato, come se stesse raccontando non della sua vita ma di quella di qualche personaggio distante. A quel punto volli interromperlo.

“Veramente … deve essere stato terribile … strano che mio padre non me ne parlasse mai… eppure mi diceva che vi sentivate spesso!”

“Tuo padre non voleva turbarti con queste storie tristi, evidentemente…”

Si alzò aiutandosi con il bastone per andare ad accendere una lampada sul mobile di fronte. Poi tirò fuori il suo orologio dal taschino e si sedette di nuovo sulla poltrona.

“E poi che successe?” incalzai io, curioso di sapere come mai da ricco che era si era ridotto a vivere in quel modo.

“Poi successe un miracolo…” disse sorridendomi. Io non credevo alle mie orecchie “Miracolo? di che genere?” non ero ben certo di aver afferrato il senso del termine miracolo.

“Avevo appena seppellito Beth ed è inutile che ti dica in che stato d’animo mi trovassi. Decisi di liberarmi del mio denaro e vendetti la mia impresa … Dio mi perdoni, avevo pensato a darmi la morte … nonostante tu sai bene che io sia credente e che aborro l’idea del suicidio. Ma una notte successe qualcosa.

Dormivo profondamente dopo aver preso un sonnifero, ma non so spiegarmi come ad un certo punto mi svegliai di soprassalto. Con gli occhi ancora incollati detti un’occhiata all’orologio sul comodino: segnava le tre del mattino. Piano piano il buio lasciava il posto al contorno dei mobili, al ritratto di Beth sul comò … ero talmente attanagliato dal dolore della perdita di Beth che non riuscivo neanche a piangere. Ero veramente disperato e solo e improvvisamente nel mio animo si mosse qualcosa. Pregai. La mia mente andava sgranando le parole di una preghiera muta come le dita sgranano le perle di un Rosario… non ricordo neanche le parole di quella preghiera, ma mi rendevo conto che piano piano la morsa si allentava, il cuore si ammorbidiva ed io finalmente scoppiai in un pianto dirotto come non avevo mai fatto da quando ero bambino. Tra le lacrime rividi i miei giorni felici con mio figlio e mia moglie, con mia figlia ancora bambina che mi tendeva la mano per attraversare la strada. E mentre piangevo di quel pianto disperato e insieme dolce e liberatorio sentii una voce dentro di me che diceva: “queste sono le lacrime della tua Resurrezione, figlio. Quando le avrai piante tutte tu avrai trovato Me”.

Non osai interromperlo, tanto era la profondità del modo con cui raccontava questi fatti. Pensai che fosse un poco fuori di testa, del resto con tutti i dolori che aveva patito non sarebbe stato poi così strano …. ma qualcosa nel suo modo di guardare e di parlare mi convinceva che non solo non era impazzito, ma che era arrivato a capire qualcosa che io non capivo ancora.

“Da quel giorno piano piano ritrovai non solo la fede in Dio ma anche nella vita. Capii che la morte non può nulla sugli affetti più cari perchè fino a quando una persona sarà nel nostro cuore e nella nostra mente non morirà mai. E un’altra cosa ancora ho capito: noi cerchiamo Dio ovunque, lo cerchiamo nelle nostre Chiese, nei templi Buddisti, in quelli Islamici e in quelli Ebraici … cerchiamo Dio sempre e comunque al di fuori di noi e ci lamentiamo se le cose vanno come vanno perchè ci aspettiamo un segno tangibile della Sua presenza, qualcosa che sconvolga le nostre vite e ci convinca che Lui è qui con noi … ma cosa c’è di più sconvolgente di una Voce che dal profondo del tuo Essere ti dice: “Eccomi, io sono qui, sono con te… quando avrai pianto tutte le tue lacrime allora e solo allora saprai della Mia Presenza nella tua vita” ? E mentre diceva queste parole mi guardò con quello sguardo luminoso e azzurro ed io capii immediatamente che … si, Dio lo aveva visitato e sarebbe stato vicino a lui sino alla fine dei Tempi.

 

Mag 12, 2007 - Poesia e prosa    3 Comments

Leoooooooooo…. ma che fine hai fatto?

Qualcuno di voi sa dirmi come fare per recuperare tutti i miei link?? Questa nuova interfaccia è molto bella … ma ho perso tutti i miei punti di riferimento … o quasi. Qualcuno sono riuscita a recuperarlo. Mi manca Leopold_Bloom.

 

Mag 8, 2007 - Sociale    No Comments

Parliamo di ….

LA FAMIGLIA
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Questi sono articoli della nostra Costituzione… è evidente che nelle intenzioni dei sottoscrittori era chiara la volontà di proteggere ciò che viene considerato “cellula della Società”.
La famiglia è non solo l’inizio naturale – laddove la comunità ne è l’inizio politico – dello Stato ma è anche l’unico modo per garantire la crescita armoniosa del singolo individuo affinchè diventi un adulto socialmente attivo e responsabile.
Anch’io come molti mi chiedo come mai nel giro di due generazioni le cose siano precipitate in questo modo. La risposta non è e non può essere facile nè scontata. Io non credo che tutto dipenda dalla facilità con cui le persone divorziano (anche se non nego che una qualche responsabilità c’è in questo senso) come non credo che dipenda solo dalla mancanza di possibilità economiche, pur essendo questo uno dei motivi principali.
Secondo me ci sono una serie di fattori negativi che hanno concorso a determinare questo stato di cose. Come mai la crisi della famiglia sembra predominare nei paesi cosiddetti industrializzati e quindi, per loro caratteristica, sicuramente benestanti? Come mai nei paesi del Terzo Mondo questa crisi non esiste quasi se non nelle classi sociali più alte?
La risposta sembrerebbe facile: perchè dove c’è benessere ci può essere indipendenza economica di ogni singolo individuo componente la famiglia e quindi la disgregazione è più facile, il venir meno dei valori che tengono unita la famiglia anche. Ma non credo che sia tutto qui. Io credo che questo stato di cose dipenda da un complesso e strutturatissimo “effetto valanga”.
Premesso che dove esiste una crisi famigliare l’inizio è sicuramente nella crisi della coppia e stabilito che non necessariamente l’indipendenza economica della donna porta ad una frattura nel rapporto coniugale, rimane da analizzare il perchè ad un certo punto la moglie od il marito sentono la necessità di “veleggiare” verso altri porti… io non credo neanche che tutto dipenda dal fattore “occasione” … secondo me il problema è nel motivo che porta due giovani a sposarsi.
Proviamo ad escludere alcuni fattori che determinano la disgregazione. Ma per far questo bisogna fare un passo indietro. Facciamo un viaggio nel secolo diciannovesimo ed andiamo ad indagare una famiglia tipo dell’epoca.
Lui di famiglia modesta ma non povera, figlio – magari – di ferroviere o di operaio specializzato o artigiano. Lei figlia di un collega del padre di lui. I due patriarchi – amici – si accordano sul matrimonio dei loro figlioli. Ormai sono entrambi in età di sposarsi (il ragazzo poco più che ventunenne, la figliola appena diciottenne) e onde evitare che possano maturare idee troppo trasgressive vengono decisi i loro destini a tavolino. Peccato che i due ragazzi siano ignari del fatto e chi da una parte chi dall’altra sognino destini diversi. Lui magari sogna di prendere il mare su qualche nave merci e di fare fortuna nelle Americhe. Lei sogna il classico Principe Azzurro che la noti mentre stende i panni alla finestra e si innamori di lei perdutamente. Entrambi sognano cose diverse da quelle che sono state decise per loro.
Poi un giorno i patriarchi organizzano una scampagnata tra famiglie e cercano di far “incontrare” i due ragazzi … il richiamo della natura è forte e nonostante i loro sogni divergano troppo, piano piano si scoprono a pensare l’uno all’altra con una certa curiosità. Nel frattempo le madri ed i padri vegliano trepidamente sull’andamento della storia d’amore, ben accorti a dosare sapientemente i tempi e le modalità di incontro dei due ragazzi che sorprendentemente si scoprono “innamorati”. In realtà – ma non vorrei generalizzare – il loro sentimento è stato in un qualche modo “costruito a tavolino”. Basta leggere i romanzi dell’epoca per darsi un’idea di come andassero per lo più le cose nell’ambito della famiglia. Certo esistevano anche le unioni basate su sentimenti sbocciati in piena libertà ma erano rari. E comunque percentualmente uguali alle possibilità attuali.
Il dato è tratto. Il matrimonio è deciso e le doti rispettivamente stabilite. I genitori firmano il patto matrimoniale che verrà sancito definitivamente con il matrimonio religioso (quello civile non veniva nemmeno preso in considerazione).
Passato il primo periodo – quello della luna di miele (non necessariamente considerato un viaggio altrove ma quasi esclusivamente un “viaggio” alla scoperta della vita coniugale e sessuale da viversi esclusivamente fra le pareti della propria casa di sposi) – e rimasta quasi subito (se non vi erano complicazioni ovviamente) incinta la moglie, durante tutto il periodo della gestazione la ragazza veniva “presa in consegna” dalla propria madre o dalla suocera per venir istruita scrupolosamente sui doveri di una buona madre e buona moglie, mentre il marito si dedicava anima e corpo al lavoro nel tentativo di salire di grado – se il suo lavoro gliene concedeva la possibilità – per guadagnare in prestigio e quindi in possibilità economiche. Il sesso? Era bandito dalla coppia per tutto il periodo della gestazione perchè si riteneva che fosse dannoso per la vita e per l’anima del nascituro. Quindi la fedeltà nella coppia doveva essere mantenuta soprattutto dalla donna che metteva tutta la sua carica sessuale nei progetti per il figlio che sarebbe nato, sublimando così la propria libido in attività socialmente apprezzate. Al contrario il marito – poichè era risaputo che l’uomo doveva comunque soddisfare i suoi appetiti sessuali se non voleva cadere in depressione e perdere la sua virilità e visto che era stato cacciato dal letto della moglie – si consolava con ragazze e donne disponibili che a quei tempi si potevano agevolmente trovare nelle case chiuse anche a prezzi modici se si era buoni e costanti clienti. Tutto questo era ciò che veniva riconosciuto come socialmente apprezzabile.
Questo stato di cose si manteneva più o meno inalterato nel tempo, complice soprattutto il fatto che nessuno osava intromettersi nelle questioni squisitamente coniugali – tranne qualche madre invadente, peraltro sempre bene accetta per necessità – e pertanto l’equilibrio si manteneva costante. Almeno ciò era quello che dall’esterno si percepiva. Tutto ciò che succedeva nel nucleo famigliare non si notava. Non se ne parlava apertamente, tutt’al più lo si sussurrava. Ma nessuno si stupiva se dopo qualche anno di matrimonio la sposa – ormai non più giovane ma nemmeno in età funeraria – perdeva i colori e sembrava sempre stanca e sofferente. Lui al contrario era sempre più virile e difficilmente camminava al braccio di lei, ma sempre più frequentemente le uscite pubbliche lo vedevano procedere con al seguito moglie e figli, più numerosi erano e meglio era. I figli? Figure marginali. Non esistevano proprio. Erano fagottini deliziosi ma senza testa, come giovani larve da nutrire aspettando che diventassero farfalle. E non appena cresciuti si ripeteva la storia. Non era infrequente che la sposa morisse prima dello sposo, uccisa dai troppi parti – o morendo di parto – o dalla mancanza di amore… Come non era infrequente che morisse lo sposo ucciso dalle malattie più disparate, molte delle quali contratte sul posto di lavoro o a causa di un’alimentazione non proprio adeguata (se non li uccideva la guerra).
Non vorrei dilungarmi più di tanto in questa analisi, ma credo di aver fornito una istantanea del mondo di allora (ho tanto letto, anche cronache, dell’epoca che posso tranquillamente affermare che le cose andavano proprio così). Certo esistevano le eccezioni, ma facevano parte del mondo alto-borghese, di quello cosiddetto aristrocratico e si sa che la minoranza non fa testo.
Ciò che viviamo ora – e non me ne voglia chi ritiene il malcostume unico responsabile di questo – credo sia il risultato di un’epoca passata troppo incentrata sui doveri, che trascurava anche l’aspetto ludico della vita e dell’amore. L’amore e la vita devono essere gioia. E dove c’è gioia c’è salute a prescindere dalle possibilità economiche. La vita dovrebbe essere una lunga canzone d’amore a Dio ed alla fortuna di essere vivi. Mettere su famiglia è un compito difficile e gravoso. Mantenere la salute della famiglia (in senso spirituale) lo è ancora di più. Ma se manca l’amore e la gioia fra due coniugi, se manca la fiducia e la certezza che l’altro ci ama e non vuole che il nostro bene, dove troveremo mai la forza per crescere i nostri figli e trasmettere loro l’amore per la vita ed il rispetto per se stessi?
Mi auguro, come tutti, che questa epoca storica rappresenti solo una fase di aggiustamento, che l’umanità stia “aggiustando il tiro” riguardo ai valori famigliari e sociali e che prima o poi potremo assistere alla rinascita della società. Lo spero con tutto il cuore.  Buonanotte Blog.