Archive from febbraio, 2009

Morte di Eluana Englaro

Sono atterrita… il mio sgomento non deriva solo da questa morte… ma dalla consapevolezza che un manipolo di uomini ha deciso cosa valga la pena vivere e cosa no. Questo avvenimento ha aperto la porta ad una futura infinità di interpretazioni… visto che Eluana non era più in grado di mangiare, parlare, passeggiare, andare al cinema, guidare, fidanzarsi, innamorarsi, fare l’amore, studiare, laurearsi, diventare madre, lavorare… la sua non era una vita degna di essere vissuta…  ancora una volta si è data una lettura esclusivamente personale e soggettiva di cosa sia la vita.
Per la legge della relatività… vorrei estendere questo concetto e riportarlo ad altre situazioni di vita che per molti sarebbero insostenibili. Esempio. Le suore di clausura. Conducono una vita che per molti non vale la pena di essere vissuta (e per favore lasciamo perdere leggende metropolitane e fantasie autoerotiche che vedono le suore di clausura vivere una vita dissoluta)… vogliamo ucciderle tutte? Chi può fissare dei parametri assoluti riguardo questa decisione? Temo che ciò che ne scaturisce sia una presupponenza di matrice assolutamente NAZISTA.

Dignità al femminile

La nostra dignità di donne non sta nella libertà di esprimerci come gli uomini, bensì nel valorizzare le nostre differenze. Questo non significa che dobbiamo chinare la testa di fronte al potere maschile, ma semplicemente lottare per affermarci nei nostri valori peculiari che non sono, come facilmente l’ironia maschile suggerisce, “cucinare la parmigiana in modo eccelso” oppure educare i figli al meglio… questi sono compiti che fanno parte sia dell’universo maschile che di quello femminile… non cadiamo noi stesse nella banalità. L’uomo ha bisogno di noi, del nostro universo psichico, perchè siamo da sempre portatrici di pace, di dolcezza, di Amore, di fantasia, di armonia, di ordine, di comprensione, di pietas, di tutte quelle forme di sensibilità che nutrono la vita di un uomo, che permettono agli uomini di sopravvivere alla loro stessa brutalità, di non morire interiormente. Quindi lottiamo, ma senza utilizzare le armi maschili perchè – e purtroppo la cronaca sta dando ragione a questa tendenza – voler “scimmiottare” gli uomini porta solo ad una competizione esasperata che troppo spesso sfocia nella totale oggettivizzazione della persona femminile.