Archive from ottobre, 2009

DELUSIONE

L’autonomia psichica è quella bella forma di libertà che ci consente di raggiungere il famoso “centro di gravità permanente” di cui tanto parlano di antroposofi.
Essere autonomi psichicamente significa soprattutto non basare il proprio sentire su quello dell’altro… significa avere ben chiaro quali sono i nostri e gli altrui limiti.

Non dovremmo mai lasciarci deludere da niente e da nessuno, ma dobbiamo anche ammettere che siamo esseri umani, quindi fragili e incompleti fino a quando non riconosciamo la nostra totale dipendenza da ciò che gli altri pensano di noi. Fino a quando rimaniamo “chiusi” in un sistema psichico che ci vuole figli o genitori, ricchi o poveri, belli o brutti, utili o inutili, buoni o cattivi, fino a quando cioè il nostro sistema psichico si baserà sulla dualità e sul giudizio inevitabile che ne deriva… non riusciremo ad evitare la delusione.

Il “centro di gravità permanente” rappresenta uno scoglio ben fermo nel mezzo del mare in tempesta. Mentre gran parte delle persone cerca questo scoglio in un altro-da-se, c’è però una minoranza che sfortunatamente (o fortunatamente) decide di dedicare tutta la vita alla ricerca dell’autonomia interiore, del famoso (ma esiste veramente?) “centro di gravità permanente”.

Sembra una banalità (da anni si sente dire che) ma affermare che “per essere sereni non bisogna aspettarsi nulla da nessuno” è forse una delle poche cose sagge da dire. Questo non significa – secondo me – che è sbagliato avere stima e fiducia nell’altro, ma semplicemente riconoscere che anche l’altro è esattamente come noi, quindi anche l’altro ha bisogno di trovare in noi un appoggio, una guida, qualcuno che non lo deluda. Personalmente, credo che l’amore e l’amicizia nascano fra due persone i cui rispettivi bisogni si incastrano perfettamente gli uni con gli altri. Ma dato che i bisogni mutano nel tempo, come mutano le persone in base alle esperienze che fanno, ecco che gli equilibri facilmente si spezzano e due persone che fino a poco tempo prima si amavano e si stimavano si trovano pian piano a farsi la guerra, senza neanche sapere perchè. In fondo – credo – la delusione non sta nello scoprire che l’altro ci è infedele (nelle idee come nelle promesse) ma nello scoprire che l’altro non è quello che pensavamo fosse. Non è lo scoglio che speravamo ci sostenesse durante la tempesta. Ancora una volta abbiamo cercato rifugio non nella parte più profonda di noi, quella dove brilla la Lux Divinae, ma nel bisogno che noi abbiamo dell’altro.

Può una parola deluderci? Non credo.

Non è una singola parola, detta magari senza riflettere e senza dolo, a deluderci… spesso prendiamo una parola a pretesto, cerchiamo il pelo nell’uovo per liberarci di un legame che non ci soddisfa più. Non soddisfa più il nostro bisogno egoico di specchiarci nell’altro.
E per rispondere alla tua domanda, se sia giusto aspettarsi qualcosa dall’altro… io credo sia sbagliato solo se non si è partecipato l’altro delle nostre aspettative… cioè se facciamo progetti che includono l’altra persona a sua insaputa. Se rimaniamo delusi è un nostro problema…

Lettera al Dott. Bersani

Caro Dott. Bersani,


veramente io speravo che a vincere queste elezioni fosse il mio carissimo Dario Franceschini, che per appartenenza generazionale e per convincimenti religiosi sento sicuramente più vicino a me.
Che posso dire? Lei ha comunque tutta la mia stima (da anni…) e, come già affermato dal “mio carissimo” Franceschini, questa è un’occasione di festa, non di tristezza…

Ora non mi rimane (a me ed a tutti coloro che credono nella linea politica del PD) che sperare in Lei e nel Suo rinnovato entusiasmo che politicamente parlando non deve mai mancare quando ci si trova alla guida di un partito importante e “numericamente rilevante” come quello che appartiene a noi elettori ma anche a Lei in quanto Segretario.

Spero che lei continui a mantenere i Suoi civilissimi toni, senza per questo incappare nei “birignao” e senza oltrepassare mai il segno nel tono corrente (come troppo spesso i Suoi colleghi parlamentari fanno, nell’ambito del loro compito istituzionale, tanto fra le mura dorate di Palazzo quanto in quelle “asettiche” e “super partes” degli studi televisivi) diventato oltre che aggressivo anche politicamente scorretto.

In un’Italia che si va facendo sempre più litigiosa e sempre meno concreta, le persone come me, che credono ancora in una “polis” energica e a schiena dritta ma comunque cortese e civile,  rimangono sempre un po’ in disparte sperando in tempi migliori… inutile dire che ultimamente abbiamo tutti l’impressione di esser caduti vittime del cosiddetto “gioco al massacro”, ma quando il male è comune si spera sempre che “chi conta” possa metterci rimedio, se non altro per non peggiorare anche la sua propria situazione…

Il fatto è che si ha la sensazione di esser diventati come i famosi “capponi di Renzo” (per chi non lo ricordasse parliamo dei “Promessi Sposi” e in particolare dei  capponi che litigano fra loro beccandosi furiosamente senza rendersi conto che Renzo li sta portando all’Azzeccagarbugli che sicuramente ci farà il brodo) che, in quanto tali, oltre ad esser capponi – destinati quindi alla pentola – mancano anche della vera ultima grazia che è quella della coscienza del proprio ruolo. Perchè se si conosce il proprio ruolo si sa anche come sfuggirlo…

Quindi, Caro Dott. Bersani, noi tutti elettori del PD guardiamo a Lei come i naufraghi della famosa Isola guardano al cesto della merenda. Cerchi di non deluderci. Con sinceri e affettuosi Auguri di Buon Lavoro.

Ott 18, 2009 - opinioni    No Comments

La pubblicità delle calze e l’Inno di Mameli

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ll messaggio pubblicitario, come ogni forma di comunicazione, deve essere efficace per essere funzionale.
Se si vuole vendere qualcosa (premetto che personalmente non “so” vendere e non l’ho mai saputo fare anche se ci ho provato) bisogna colpire l’attenzione di chi passa.
Non invidio affatto i pubblicitari in questo nostro periodo storico-economico. La gente non compra se non quello già preventivato, perchè solo chi ha grandi disponibilità economiche può farsi tentare da questa o quell’altra offerta. Chi non ne ha deve necessariamente volare basso e spesso finisce con il comprare beni non pubblicizzati perchè costano di meno. Cosa fa allora il pubblicitario per vendere un prodotto? Prima di tutto deve cercare di colpire l’attenzione del suo “padrone”, di colui cioè che paga per poter pubblicizzare il proprio prodotto. Io non so se il consiglio di amministrazione della Calzedonia (ma è un marchio? ed è ancora un consiglio di amministrazione a decidere democraticamente sulle strategie del marketing oppure ci sono le solite “vie traverse” da percorrere?) sia a maggioranza leghista, perchè solo qualcuno che non crede nell’Italia come Costituzione può permettersi di usare l’Inno Nazionale al di fuori di uno stadio di calcio (lì è comprensibile, visto che rappresentiamo lo Stato Italiano quando giochiamo all’estero e non, e che è comunque un rito ormai consolidato e antico quando il gioco stesso del calcio).
Se ci fermiamo a riflettere su questo ci rendiamo anche conto che un pubblicitario (e mi dispiace dover fare di tutta l’erba un fascio) è solo una persona che per vivere (e bene!!!) venderebbe sua madre, e quindi non c’è da meravigliarsi se arriva a vendere anche l’Inno di Mameli, il quale per fortuna da Lassù ormai non se la prende più di tanto… i pubblicitari degli “ultimi giorni” dovranno imparare a cavalcare ogni tigre che gli capiterà a tiro, perchè secondo me non si tratta di una questione di mancanza di fantasia… è pura e semplice speculazione psichica…

“Lei è più bella che…”

“Lei è più bella che intelligente!”. Complimenti… veramente una persona di classe. A nessuno sarebbe mai venuto in mente di esordire in questo modo … ma a lui si. Del resto, è risaputo che è un essere unico ed irripetibile.

Ora, sarebbe fin troppo facile polemizzare su una frase così odiosamente banale. Perchè – purtroppo – è una frase di una banalità unica. Un certo tipo di uomo di altra generazione ha sempre sostenuto che la donna bella è anche stupida. Al contrario, sosteneva con ostinazione sempre lo stesso tipo di uomo, la donna brutta è intelligente perchè invece di uscire con il fidanzato (o i fidanzati) ed andarsi a divertire – poichè la soddisfazione nell’essere belle sta ovviamente nel farsi ammirare altrimenti a che serve essere belle? – passa il suo tempo sui libri, non avendo nulla di meglio da fare.

Lo stesso tipo di uomo tratta la propria moglie – che una volta è stata bella, ora è solo una bella signora di età e pertanto non più appetibile – come parte dell’arredamento. Non c’è da stupirsi, quindi, che se ne esca con frasi del genere che – ripeto – sono “del genere” proprio perchè appartengono banalmente ad una certa tipologia maschile.
La signora oggetto di tanta sublime attenzione è rimasta basita, oltre che per lo stupore di venir appellata in quel modo anche, credo, per un intimo dispiacere che sempre ogni persona (uomo o donna che sia) prova dinanzi al disprezzo altrui. E non ha detto che poche affilate parole. Da persona veramente di classe quale è. Notate bene che non ho parlato di donna di classe ma di persona di classe. Perchè personalmente, nonostante tutto sembri ruotare intorno alle differenze fra i sessi – dalla politica alla moda al costume nazionale -, ho sempre creduto che il sesso ed il discorso sui generi andasse relegato alla camera da letto, per così dirsi… mentre invece tutto ciò che riguarda il sociale e la vita del paese – compresa la vita politica – riguardasse non i sessi ma le persone nella loro interezza.
Si da il caso, però, che quest’ultimo periodo della nostra storia sociale è contrassegnato da un brusco cambiamento di rotta…. vuoi per le inevitabili delusioni che il femminismo ha – forse inconsapevolmente – provocato nelle donne, vuoi perchè la generazione femminile della liberazione sessuale ormai ha superato la sessantina e deve fare i conti con la vecchiaia, non ha più tempo nè energie quindi per battagliare… vuoi anche perchè non è facile mantenere il punto quando tutto intorno a te crolla miseramente… insomma, per tutte queste considerazioni sembra essere tornata di moda la donna stupida (forse nemmeno stupida, ma sicuramente di scarsa sensibilità sociale) ma bella mentre è in ribasso la donna forse intelligente (perchè ammettere l’intelligenza di una donna, per quanto sgradevole sia nell’aspetto, è sempre un azzardo filosofico per costoro) ma irrimediabilmente brutta.

Da donna mi sento discriminata, da persona mi sento offesa. In qualità di spirito – spero – libero mi viene da dare in una di quelle risate … ma di quelle risate! che se dovessi titolarla la titolerei: “tremate buffoni perchè una risata vi seppellirà!”…

I Love Sicilia

Ci sono persone che rimangono vittime innocenti della criminalità altrui. Simone Neri, come altri che sono morti, è rimasto vittima di un sistema che non guarda in faccia nessuno, che non conta mai le vittime perchè fermarsi a riflettere (ammesso che se ne sia capaci) significa perdere il potere.

Purtroppo, l’abusivismo è sempre stato il male del nostro Paese. Un commento di Richard Wilhelm a “I Ching” recita così: “dove si accumulano molti beni lì facilmente nasce la rapina”.

L’Italia si è sempre distinta per tutti i suoi tesori artistici, architettonici, storici. Questo ha fatto gola a molti, da sempre… le invasioni barbariche sono un esempio di quanto il territorio italico, con tutte le sue meraviglie, fosse ambito.

Dal dopoguerra però questa tendenza si è accentuata fortemente, soprattutto al sud dove già la mafia (ora criminalità organizzata) aveva radici profonde, conseguenza dell’epoca latifondista. Con l’avvento della democrazia e quindi con l’abbattimento del principio del vassallaggio, coloro che potremmo chiamare “gli irriducibili” si sono mantenuti sulle loro posizioni, continuando a mantenere il pugno di ferro sulle povere anime che non hanno avuto possibilità (per mancanza di cultura personale, per povertà ed altro) di sfuggire a questo malcostume.

Questo stato di cose continua a perdurare, con un aggravamento dovuto soprattutto al sopraggiungere di interessi altrettanto terribili come la droga, la prostituzione, l’estorsione, lo strozzinaggio. E più il grado di acculturazione dei siciliani sale, più la coscienza del proprio valore umano si accresce, più la criminalità si fa vedere e sentire.

Simone è una povera creatura vittima degli eventi.

Ti chiedi, Luisa, se i siciliani occupino un posto in fondo alla scala sociale di questo Paese. Purtroppo si, ma ne più nè meno di quanto non sia per ogni persona onesta, lavoratrice, che paga le tasse perchè le vuole pagare e non perchè non sa come sfuggire ai suoi doveri di cittadino, che fatica per arrivare alla fine del mese ma ringrazia Dio di essere onesto, pur nelle tante difficoltà che questo comporta.

Purtroppo, Cara, l’Italia – così com’è – non è un paese per onesti. Ma allora, ti chiederai, com’è che in Abruzzo c’è stato tanto clamore? Come mai loro sono stati oggetto di attenzione e i siciliani no?

Evidentemente, per “chi conta” l’Abruzzo è un territorio che offre maggiori vantaggi rispetto alla Sicilia. O forse perchè l’Italia tutta si è stretta intorno all’Abruzzo che nella lista delle “cose da fare” è venuto prima rispetto alla Sicilia. Non so. Con dolore e amarezza sono costretta però a notare che – nell’opinione pubblica – la Sicilia è vista come un paese disgraziato che ha fatto delle proprie disgrazie un vessillo.

Io invece sento che la Sicilia ha dei potenziali meravigliosi, che l’invidia e lo strapotere dei criminali che tengono in scacco un intero paese non potranno mai soffocare. Ai Siciliani onesti vorrei dire: “tenete duro. Lottate a testa alta, perchè verrà sicuramente un giorno (magari è più vicino di ciò che si crede) che la Sicilia brillerà come uno scudo d’oro in mezzo a tanta latta.

 

Ott 2, 2009 - Sociale    No Comments

Il potere ed altre storie…

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Forse non dovrei dirlo, ma ….
.. a proposito della libertà di stampa… mi stavo chiedendo, dopo aver visto “Annozero” di ieri, come mai ci sia tanta agitazione in giro, soprattutto nella nostra classe politica. Le escort ci sono sempre state… anche e soprattutto nei palazzi del potere… una volta si chiamavano cortigiane ma il loro ruolo era sempre lo stesso. Immagino che chi legge si stia indignando per il mio tono affatto polemico e, in apparenza, conciliante. Beh, si vede che non mi conosce.
Forse la mia vuole essere una provocazione e vorrebbe (con grandissima dose di presunzione, da parte mia) indurre ad una riflessione che potrebbe venir sollecitata da una pura, semplice e per niente maliziosa domanda:
COSA E’ CAMBIATO DA TRECENTO ANNI IN QUA?E se proprio volessi essere ancor più dannatamente presuntuosa e provocatrice, potrei anche chiedere:COSA E’ CAMBIATO NEL SISTEMA DEL POTERE DA QUALCHE MILLENNIO A QUESTA PARTE?

Come tutte le cose “vive” e “dinamiche” anche la politica ha le sue fasi di crescita: infanzia, giovinezza, maturità e vecchiaia… se voleste divertirvi a vedere il comune senso civico e politico in questa chiave, vi accorgereste che:

– al suo primo incarico pubblico, un essere umano che si cimenta nella politica è senza dubbio (a meno che non ci sia un intento doloso precedente alle sue scelte carrieristiche) un puro, un idealista, qualcuno che crede fermamente nelle proprie idee e vuole mostrarle al mondo, un po’ come fece Prometeo quando portò il fuoco (e la conoscenza) agli esseri umani (se volete sapere, però, che fine ha fatto… cliccate QUI). Potremmo quindi paragonarlo ad un bimbo che scopre il mondo.

– Man mano che procede nel cammino politico si rende anche conto di quante avversità lo contrastino, da quelle rappresentante dall’immancabile opposizione a quelle derivanti dalla logistica (semplice attivismo politico o campagne elettorali, in ogni caso ci voglio i soldi persino per stampare i volantini). E lì, se la sua volontà di potere – e di affermazione delle proprie idee – è sufficientemente forte, lo vediamo combattere strenuamente, mettendosi contro spesso gran parte dell’elettorato avversario, quando non quello di casa sua. Lo paragoniamo, stavolta, ad un giovane baldanzoso che spera di cambiare il mondo.

– Dato, però, che la democrazia (per fortuna nostra) prevede che ci sia un contraddittorio e che ci sia sempre un equilibrio tra le forze di potere, ecco che il baldanzoso giovane deve venire necessariamente a patti con la realtà e più saranno rivoluzionarie le sue idee, più sarà purista nelle sue intenzioni e nella sua visione del mondo e più forte sarà la pressione che verrà esercitata sul suo operato. Si sa, il compromesso è un tarlo che pian piano divora anche il mobile più forte e più bello. Un compromesso qui, un compromesso lì, una cena di qua e un festino di là… si perde il senso di quello che volevamo dire. Possiamo a questo punto paragonarlo ad un adulto schiacciato dalle responsabilità e costretto a venir meno a tanti sogni di libertà e autonomia.

– Cosa può più fare un individuo (che sia di sesso maschile o femminile non entra in considerazione) che ha perso la propria libertà di giudizio? Che ha perso la propria libertà di azione e di pensiero? Dove potrà mai andare, visto che ha perso l’innocenza dei suoi passi, che tanti.. troppi lo tirano in troppe direzioni che lui non ha scelto, non almeno coscientemente? La mossa più saggia (e la più giusta, secondo me) sarebbe quella di ritirarsi a vita privata. E qui casca l’asino. Dato che “la coppa da cui molti bevono ambrosia” esercita una vera e propria tirannìa su una persona comune… la maggior parte di loro rimane invischiata in quel mondo falso, fatto di promesse non mantenute (o talmente ben gestite da sembrare mantenute anche quando non lo sono – l’apparenza fa miracoli in questi casi, come il make up.. del resto), di bla-bla-bla, di “noi faremo” e “noi diremo”…. ma, mi dispiace doverlo ammettere, sono sempre le stesse cose, viste e riviste da migliaia di anni…