Giu 25, 2014 - Pensieri e riflessioni    No Comments

L’Amore di Dio

 

Cos’è che rende certi individui amari e disperati al punto da renderli totalmente indifferenti a tutto ciò che li circonda? Cos’è che manca a queste persone per renderle – se non proprio felici e serene – almeno in grado di affrontare il dolore e procedere nella vita? Perchè se è vero che di disperazione si può morire, è vero anche – purtroppo – che si può vivere una vita intera in preda alla disperazione, senza mai conoscere un raggio di luce. Cos’è allora che queste persone possono e devono fare per cambiare la loro condizione di sofferenza?

E’ una di quelle domande che mi pongo da quando ho scoperto per la prima volta cos’è la sofferenza dell’anima. Non c’è sofferenza peggiore. La sofferenza del corpo può venir alleviata o accettata e sopportata con rassegnazione. Ma non quella dell’anima (e della mente, che in fondo è l’interfaccia evidente dell’anima).

Ho conosciuto molte persone nella mia vita… di tutte le estrazioni sociali e di tutte le culture. Ma la sofferenza dell’anima è uguale per tutti. Ho imparato che se la droga ha preso tanto piede nel mondo è perchè è il modo immediato di mettere a tacere il dolore dell’esistenza. Perchè l’esistenza non per tutti è gioia e inno alla vita… per molti l’esistenza è un peso insopportabile. Come si riconosce una persona che soffre del male di vivere? Non è difficile… non sempre è una persona depressa… a volte è una persona aggressiva, cattiva… in genere di fronte alle persone cattive siamo portati a pensare che siano così per natura… alcune volte è vero, ma le persone veramente malvagie sono molto molto poche… si possono contare sulle dita di una mano ed hanno a che fare spesso con misteri più grandi di noi.

Ma le persone cattive, quelle che incontriamo ogni giorno sulla nostra strada…quelle sono solo persone sofferenti… sono persone per le quali la luce della vita si è quasi completamente spenta… e sono proprio quelle le persone che hanno più bisogno di amore… e di noi. Non abbandoniamole. Cerchiamo di comprenderle e, se possiamo, di aiutarle. Non condanniamole prima di aver compreso. Se non abbiamo la forza di comunicare con loro, almeno, non aggrediamole. Perchè così non facciamo che rafforzare la loro idea di un mondo crudele e spietato. Sono persone che hanno perso il senso della misura, che non sanno più vedere la bellezza di un fiore e dato che non capiscono la bellezza la distruggono. Abbiamo pietà di loro, proprio perchè loro di noi pietà non l’avrebbero.

Quando nella vita di una persona entra la “pietas”  piano piano l’anima si illumina dell’Amore di Dio … quando sentiamo le parole “aprire il proprio cuore al Signore” dobbiamo comprendere che il Signore non può nulla di fronte al nostro rifiuto di Lui. In questo sta il “libero arbitrio”… noi stessi abbiamo scelto il libero arbitrio alla possibilità di vivere eternamente nel Suo Amore. E Lui, in quanto Padre Amoroso, ha concesso ciò che era nostro desiderio… ma non ci ha chiuso la porta come molti padri terreni fanno di fronte alla ribellione dei figli… bensì ci ha lasciato la “porta aperta” e ci ha inviato i Suoi Angeli perchè ci proteggessero dal male e proteggessero la nostra anima dalla perdizione, in attesa del Giudizio Finale. Ma la scelta del nostro Destino rimane comunque sempre la nostra. Se – nonostante il Peccato Originale – decidiamo di affidarci alla Sua Pietà, avremo la possibilità di tornare al Padre.

Le persone che hanno deciso – per ignoranza, per mancanza di Verità, per sviamento, per abbandono dei valori della vita – di negare al Signore l’influenza nella loro vita hanno ottenuto come risultato la disperazione.
Ora, questo è ovviamente il mio punto di vista di persona di Fede Cristiana (ma anche nelle altre religioni è presente il concetto di dannazione dell’anima) e Cattolica (anche se mi riservo la libertà di criticare certe scelte procedimentali della Chiesa di Roma). Sono perciò dell’opinione che tutto quello che ho espresso fin’ora suona come un obbrobbrio ad una persona di convinzione laica.

Quindi vorrei rivolgermi anche alle persone che invece non credono nell’importanza della Presenza di Dio nella propria vita o comunque nella vita della comunità umana. Dato che ho scambi continui anche con persone cosiddette laiche se non addirittura atee, so bene quanta derisione e insofferenza produce un discorso come il mio. Questo perchè l’identificazione del potere di Dio con quello temporale del Vaticano è troppo forte e radicato in coloro che non riescono a separare la materia dallo spirito.

A queste persone vorrei porgere qualche domanda: a parte le varie scoperte scientifiche – di fronte alle quali mi tolgo il cappello perchè non c’è merito più grande di quello di cercare di alleviare le sofferenze del prossimo dedicando la vita alla ricerca ed all’assistenza – a cosa ha portato il pensiero laico? Ha forse migliorato la qualità dell’esistenza? Ci ha reso più felici? Più realizzati? Più forti di fronte all’ineluttabilità dell’esistenza terrena, di fronte alla quale non c’è scoperta scientifica che possa mettere riparo? Ci ha fatto scoprire nuove strade, nuovi valori? Ecco, parliamo di valori. Tutti sappiamo che ogni cosa che ha un inizio è destinata ad avere una fine. Il pensiero laico – per come io lo conosco – porta alla convinzione che essendo la vita una e non essendoci altro dopo la vita qualsiasi cosa ci rechi sofferenza non ha valore mentre ogni cosa che ci dà gioia e soddisfazione va perseguita ad ogni costo. Anche a costo di arrecare sofferenza a qualcun altro.
Una volta ebbi a discutere con una giovane signora che vantava una relazione con un noto professionista, sposato con figli. Quando le prospettai la possibilità che la sua relazione con quest’uomo fosse un errore lei si meravigliò e mi disse che se lei era felice così per quale motivo avrebbe dovuto farsi degli scrupoli? E quando le chiesi se a suo parere sarebbe stato giusto costringere un uomo a tradire la moglie e distruggere una famiglia lei rispose che non era un problema che la riguardasse e che lei aveva tutti i diritti di essere felice.

Ecco, questa è una visione laica della ricerca della felicità.. E non mi si venga a dire – come molti laici, convinti che la vita sia una grande pasticceria dove entrare e consumare tutto ciò che più ci fa piacere, spesso dicono – che la visione laica non contempla necessariamente comportamenti trasgressivi, perchè è risaputo che la trasgressione è spesso una provocazione tipica di coloro che vogliono dimostrare di poter vivere benissimo senza regole, nella continua ricerca di un benessere che è solo fittizio.

Ma forse questo esempio può non essere calzante per molti. Prendiamo allora, ad esempio, il comportamento laico di molte persone che ritiene superfluo il senso di colpa.

Il senso di colpa – che per molti operatori psichiatrici è considerato un sintomo di disagio psichico – è la cartina di tornasole del nostro comportamento sociale. Spesso il senso di colpa procede a braccetto con il senso di responsabilità. Ho sentito persone definite laiche affermare che il senso di colpa è ciò che blocca la realizzazione di un individuo. Certo, in alcuni casi può essere così ed è infatti compito del medico stabilire se il senso di colpa è portato all’eccesso o no e soprattutto se è fondato.

Dall’altra parte esistono persone che non si sentono mai in colpa per nulla. Rubo il/la marito/moglie all’amica/amico? E’ un mio diritto essere felice, quindi in amore e in guerra tutto è permesso…. (“Non desiderare la donna d’altri”)… il mio vicino di casa si è comprato il SUV? mi indebito fino al collo – magari mettendo in difficoltà tutta la famiglia – per averne uno anch’io (“Non desiderare la roba d’altri”) … mi chiedono di testimoniare il falso in cambio di un regalo o di una cifra in denaro? beh, di questi tempi non bisogna farsi sfuggire nessuna occasione di guadagno… in fondo lo fanno tutti, no? (“Non dire falsa testimonianza”) … I miei rapporti intimi hanno perso smalto? Invece di chiedermi se c’è sufficiente comunicazione con il mio compagno/la mia compagna o addirittura accettare un momento di stasi nella passione a vantaggio magari della tenerezza o dell’intima comprensione, decido di “rinverdire”gli impulsi magari con l’aiuto di un filmino hard, oppure facendo un giretto in uno degli innumerevoli “sexy-shop” o – meglio – cercare un’avventuretta piccante…(“Non commettere atti impuri”) … potrei continuare, ma non voglio. Ho troppa considerazione per la sensibilità e l’intelligenza del mio prossimo per continuare in questa lista… non ce n’è bisogno.
Ecco, dopo tutte queste “chiacchiere” l’unica cosa che credo mi rimanga di dire è questa: abbiamo tentato in questi ultimi trent’anni la strada del laicismo, della dissacrazione e della negazione di Dio. Una sola domanda: siamo più felici ora?

 

L’Amore di Dioultima modifica: 2014-06-25T23:35:58+00:00da kit-ty
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