Lug 10, 2014 - Poesia e prosa, Racconti    No Comments

Il ragazzo ed il fiore nel deserto

C’era una volta una coppia di sposi felici che però avevano un cruccio… un unico cruccio. Il loro figliolo.
Era un ragazzo sano, non gli mancava nulla… ma non era mai contento di niente.

Il ragazzo era cresciuto nel benessere, non aveva mai patito nè il freddo nè la fame perchè i suoi genitori avevano fatto di tutto per non fargli mai mancare nulla. Aveva amici che lo amavano e che si facevano in quattro per lui. Era una persona fortunata, perchè nessuno si accorgeva di quanto fosse egoista. Infatti, tutti si davano da fare per renderlo felice ma lui… lui sembrava non farci caso. Per lui tutto era dovuto. Era normale che i suoi genitori, i suoi amici, lo ricoprissero di attenzioni… ma mai che lui facesse un passo verso di loro. Certo era un ragazzo educato, diceva sempre grazie, ma i suoi apprezzamenti erano tiepidi… mai entusiasti.

Suo padre e sua madre si chiedevano spesso dove avessero sbagliato. Perchè lui, pur essendo stato cresciuto con principi sani e nel rispetto degli altri, mostrava di essere così indifferente ai bisogni altrui. Ogni qual volta si parlava di persone bisognose lui sbuffava, girava i tacchi e se ne andava nella sua stanza. “Ed io allora? Cosa dovrei dire?” pensava, a torto, di essere sempre carente di qualcosa. “Quante volte ho desiderato qualcosa che non ho potuto avere?” pensava tra se’ e se’… “qualcuno si è mai provato a darmi quello che desideravo?” incalzava con se’ stesso… e così pensando si chiudeva ancora di più nel suo egoismo.
Il ragazzo cresceva e, come succede a tutti gli adolescenti, aveva cominciato a sognare di poter incontrare la sua anima gemella. Ma fra tutte le ragazze che conosceva non ce n’era nessuna che lo interessasse al punto di farlo sognare. Un giorno, preso dallo sconforto, decise di confidarsi con suo padre. E gli raccontò del suo bisogno di incontrare una ragazza speciale. Il padre, commosso da quell’improvvisa fragilità del suo figliolo, fu bel contento di potergli dare qualche consiglio.

“Innanzitutto devi cercare di essere più allegro quando sei in compagnia: alle ragazze piacciono gli uomini che le fanno ridere!” disse al suo figliolo che però sembrava non capire. “Che significa essere più allegro? E perchè mai dovrei fare il buffone di corte? Non basto come sono?” esclamò irritato il ragazzo. Inutili furono gli sforzi di suo padre di fargli comprendere che l’amore è un dare ed un ricevere… che non si può pretendere solo di ricevere, bisogna anche dare. E che se per primi si dona qualcosa… si è più apprezzati. Lui non capiva, o non voleva capire. E così si chiudeva sempre più, ed il suo cuore veniva imprigionato fra i rovi dell’egoismo.

Un bel giorno, il giorno della sua laurea, il ragazzo decise di chiedere al padre un anno sabbatico, il classico anno che spesso segue le fatiche universitarie e che per un ragazzo benestante rappresenta lo spartiacque fra la vita studentesca e la vita professionale. Gli chiese di poter fare un viaggio, lontano da tutto e da tutti, per capire meglio cosa fare della sua vita. E dato che aveva dato ottimi risultati negli studi ed i suoi genitori erano orgogliosi di lui gli concessero ben volentieri quel periodo di “dolce far nulla”. Quindi, senza por tempo in mezzo, partì per il mondo. Viaggiò molto, in nave, in aereo, in treno… volle sperimentare tutto, anche ciò che poteva sembrare faticoso o sconveniente. Molte cose gli riuscirono facili, altre lo impegnarono più del dovuto, altre ancora le scartò perchè assolutamente non aveva voglia di farle. Ma sentì che stava imparando tanto da quel viaggio e le lettere che scriveva ai suoi genitori erano sempre positive, anche se ancora mancava qualcosa alle sue esperienze di vita… ogni parola descriveva il mondo che aveva ad incontrare… ma nessuna parola portava in se’ una delle cose più importanti che un essere umano dovrebbe imparare… l’amore. Non c’era amore nelle sue parole… descrizioni, opinioni, impressioni e persino assunti filosofici…. ma in tutto questo mancava l’amore.

I suoi genitori si chiedevano come mai un ragazzo bello, intelligente, benestante, beneducato e tanto ammirato come lui…. ancora non avesse incontrato una ragazza… o un ragazzo, poco importava (erano genitori particolarmente compresivi e moderni), che lo interessasse… purchè il loro figliolo mostrasse una qualche propensione al sentimento. Eppure loro due si amavano, si erano sempre amati e rispettati… mai una parola fuori posto (almeno davanti al figlio), mai un litigio acceso, mai una lacrima… certo, come tutte le coppie avevano avuto dissapori… ma non avevano mai coinvolto il loro figliolo in nessuno di questi. Quindi avevano sempre dato mostra di grande amore e grande rispetto fra di loro. Non capivano proprio.

E neanche il ragazzo capiva… anche lui si poneva lo stesso interrogativo. Perchè? Perchè non riusciva ad incontrare quella famosa anima gemella, la ragazza che sola poteva far battere il suo cuore? Erano tutte o troppo insignificanti, o se belle non erano del suo stesso ceto sociale (cosa per lui fondamentale… non avrebbe mai voluto una donna che non fosse alla sua altezza) oppure a suo parere troppo ignoranti o troppo saccenti. Una volta un suo amico gli chiese: “ma si può sapere come la vorresti sta’ ragazza?” un po’ spazientito, per la verità, di non riuscire bene a comprenderlo. E, cosa strana, il ragazzo sapeva benissimo cosa non voleva… non altrettanto, però, cosa volesse.

Durante il suo viaggio verso se’ stesso, il ragazzo visse un’esperienza importantissima. Incontrò l’altruismo, quel sentimento a lui sconosciuto. E lì per lì neanche lo riconobbe.
Dunque, si trovava in visita guidata presso alcuni scavi archeologici, in Egitto. La guida stava portando uno sparuto gruppo di turisti, fra i quali c’era anche lui, attraverso una zona semidesertica su una vecchia jeep a sei posti. Nel tragitto che portava dall’albergo alla zona archeologica incontrarono una piccola carovana di nomadi che si accingeva alla sua traversata per spostarsi da una parte all’altra del paese. Per non dover deviare dal percorso battuto evitando quindi di rendere scomodo e traballante il viaggio, la guida preferì attendere pazientemente che la carovana passasse… ad un certo punto dalla carovana si staccò una figura… era coperta dalla testa ai piedi, ma da una catenina d’argento che tintinnava alla caviglia il ragazzo potè vedere che si trattava di una donna, la quale rischiando di finire sotto le ruote della jeep che nel frattempo aveva ripreso la sua marcia, si parò fra il carro e qualcosa che a tutta prima sembrava un semplice sasso. La guida si inquietò moltissimo e imprecando in tutte le lingue scese dalla jeep e prese per un braccio la donna scuotendola violentemente. Questa, ben lungi dal voler abbandonare quella zolla di terra, non emise un suono ma continuò imperterrita a difendere quel “qualcosa” che rappresentava per lei – evidentemente – un vero tesoro.

Il ragazzo, al quale non era sfuggito nulla di quella vicenda, scese dalla jeep e preso l’uomo per il braccio cercò di calmarlo e gli chiese cosa stesse succedendo. L’uomo gli spiegò che quella donna stava non solo bloccando la loro marcia ma si era addirittua permessa di disobbedire al suo ordine di allontanarsi.
“La conosci?” chiese il ragazzo. “No signore… ma questo non vuol dire, lei non deve permettersi di comportarsi così… è solo una donna!”. Nel frattempo la donna rimaneva a testa bassa, tutta avvolta nel suo velo pesante che non lasciava intravedere nulla di se, se non la sua determinazione a non lasciare quel posto senza prima essere ascoltata.
Il ragazzo, quindi, si rivolse direttamente a lei. “Che vuoi? Cosa cerchi? Perchè non ci lasci passare?”. Ma la donna non capiva il francese e quindi rispose, brevemente, nella sua lingua. La guida ebbe un moto di impazienza, come a dire: stupidaggini di femmine! ma fedelmente tradusse: “questa ragazza dice che stiamo uccidendo un fiore sacro… sono stupidaggini di donne signore, non starla a sentire…”. Il ragazzo però avvertì qualcosa nel suo cuore… un moto… una cosa mai provata prima. Guardò meglio il terreno dove c’era la zolla di terra che la donna aveva difeso tanto strenuamente… effettivamente si vedeva qualcosa… si inchinò e la ragazza fece un passo indietro, titubante. Quella donna aveva rischiato il linciaggio per un cardo! Uno stupido cardo!

“Ma è solo un cardo!” esclamò il ragazzo alzandosi in piedi con impazienza e la guida, incoraggiata dal suo atteggiamento, ricominciò a strattonare la giovane facendola finire in terra. Nel frattempo, tutta la carovana si era fermata ed un uomo stava arrivando in difesa della giovane. Il ragazzo, temendo una rissa, cercò di tranquillizzare gli animi… e ci riuscì talmente bene che non solo la guida tornò soddisfatta sulla jeep, ma la ragazza prese dei sassi e costruì una piccola aiuola intorno al cardo accennando qualche passo di danza alla fine, facendo tintinnare i braccialetti che portava alle caviglie. Poi si voltò verso il ragazzo e qualcosa in lei sorrise, almeno lui credette che fosse così perchè non potendo vederla in viso non avrebbe saputo neanche immaginarla. Ognuno riprese posto nel suo mondo e tutto finì nel modo migliore.
Quella stessa sera, nel suo letto in albergo, il ragazzo non riusciva a dormire. Pensava a quello che era accaduto, a quella figura femminile di cui non era riuscito a sapere nulla, neanche il nome, neanche il colore degli occhi o la forma del viso… solo il suono della sua voce. Non avrebbe saputo dire quanti anni avesse avuto nè se fosse bella o meno. Ma quella ragazza con il suo comportamento le era entrata nella testa (non osava neanche parlare di cuore) e non riusciva a non pensare a lei.

I giorni passarono, ed il ragazzo stava per abbandonare la terra d’Egitto per procedere oltre. Volle tornare nel posto dove la ragazza aveva lasciato il cardo, attorniato dalle pietre… non sapeva bene neanche lui perchè volesse tornarci… ma sentiva il bisogno di farlo e così ci tornò. Forse sperava di incontrarla, chissà… arrivò sul posto, ma ovviamente non c’era nessuno. Il cardo però c’era ancora… e le pietre anche, disposte in cerchio, come soldati fedeli intorno alla regina. Volle rimanere qualche minuto in silenzio, per comprendere… qualcosa in lui si era fatta strada. Qualcosa che non aveva mai provato prima. Ma perchè? Cosa c’era di tanto speciale in quel posto da farlo addirittura tornare? Lui che non riusciva a trovare sacro nulla che non gli appartenesse?

Il ragazzo non aveva ancora compreso che non era il posto ad avergli solcato l’anima… nè quel piccolo cardo… bensì il gesto che quella giovane donna aveva compiuto per difendere una cosa che reputava sacra, inviolabile. Il fiore nel deserto altro non era che la parte migliore di noi che va preservata, nonostante la durezza della vita la metta continuamente alla prova. Il fiore nel deserto siamo noi quando cerchiamo di sopravvivere alle condizioni peggiori, all’aridità del mondo in cui viviamo, al giudizio spietato di chi non ci conosce… siamo noi che cerchiamo di mettere radici in un mondo spesso inospitale, che ci rifiuta, che non ci comprende.

Quel piccolo cardo è la vita che vince sulla morte… è il fiore nel deserto.

Il ragazzo ed il fiore nel desertoultima modifica: 2014-07-10T00:20:00+00:00da kit-ty
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