Lug 10, 2014 - Racconti    No Comments

Piccolo racconto terribile

Laura era una donna semplice e concreta. Nessun grillo per la testa, nessuna grande aspirazione. Si accontentava di poco. Un po’ perché la vita non le aveva certo risparmiato delusioni ed un po’ per l’incapacità di valutare con obbiettività chi aveva davanti, era sempre piena di dubbi sulle persone e sulle loro reali intenzioni.
Quando era ragazza si era convinta di avere uno speciale talento per incappare sempre nelle persone sbagliate, che fossero amici o innamorati.
Se con l’età matura aveva eliminato parte dei suoi dubbi (non avendo più motivo di dolersene) si era però trovata nella condizione di chi, abituato a scavare sempre trincee, non riusciva più a vivere serenamente in relazione con il prossimo.

Per Laura questo stato di cose era insostenibile perché in conflitto con le sue convinzioni e cioè che una vita senza gli altri non sia degna di essere vissuta.
Viveva quindi sempre in ansia, divisa fra il suo istinto di autotutela e fra il desiderio di scavalcare la trincea e fidarsi un po’ di più.
“Dovresti rivolgerti ad uno psicologo, a qualcuno che sia in grado di farti uscire da questa prigione mentale” le diceva la sua amica Claudia, l’unica che avesse resistito nel tempo a quel dialogo impossibile con una persona granitica come era Laura.

Laura non aveva mai preso in considerazione l’idea di rivolgersi ad uno psicologo… certo è che non poteva continuare a sentirsi sempre così conflittuale.
“Ma in fondo di cosa hai paura? E’ vero che la vita per una donna è diventata difficile, ma non sei l’unica donna in questo paese!” controbatteva Claudia. Ma Laura continuava a sentirsi in minoranza. Senza contare che questo stato d’animo la rendeva cupa e distratta… tanto distratta da farle dimenticare la sua innata prudenza. Più di una volta aveva dimenticato il portamonete sul bancone del bar o all’ufficio postale. Quando era tornata indietro a cercarlo, ovviamente non c’era più.

Al supermercato spesso si era accorta troppo tardi che sullo scontrino era stato battuto un articolo che non aveva acquistato e un po’ per rabbia un po’ per timidezza… non era tornata indietro a farlo notare, tenendosi non solo la truffa ma anche il malumore. L’unico stratagemma che aveva adottato era stato… cambiare negozio.
Con gli uomini era una frana. La timidezza le impediva di condurre una conversazione rilassata e, dato che lo sapeva, il più delle volte non diceva una parola, limitandosi a sorridere ed all’ascolto più totale del suo interlocutore. Due volte solamente era riuscita a non farsi condizionare dalla timidezza, ed erano state due storie d’amore importanti ma finite male entrambe. La prima era durata quasi otto anni ed era finita perché lui aveva trovato un lavoro in Olanda. Dopo qualche mese, non l’aveva chiamata più. Laura non si era neanche sforzata di capire il perché: un’altra avrebbe preteso una spiegazione, ma non lei. “Qualcosa” in lei sapeva che sarebbe stato inutile, sarebbe stato come aggiungere umiliazione ad umiliazione. Per questo aveva accettato passivamente che lui la dimenticasse, come si fa con una vecchia foto scolorita in fondo al baule dei ricordi.
La seconda storia era stata passionale, anche troppo per il palato delicato di Laura. Lui l’aveva letteralmente rapita al suo mondo fatto di piccole cose e le aveva fatto provare l’ebrezza dei sentimenti forti. Non si sa cosa avesse trovato lui in una come Laura e persino Claudia – quella volta – era rimasta perplessa. Ma la storia durò poco. Proprio mentre Laura si era lasciata andare un po’ ed aveva incominciato a dipingere le sue pagine con i colori del fuoco e del tuono… casualmente scoprì che lui era sposato ed aveva due figli piccoli. Questo perché lui non avrebbe mai immaginato di aver creato un mostro. Laura (nonostante i suoi principi di correttezza tanto sbandierati) aveva frugato nelle sue tasche mentre lui dormiva ed aveva trovato nel suo portafogli la foto dei bambini con una dedica sul retro, scritta di pugno dalla moglie e con una data recentissima: “amore, siamo sempre con te, torna presto”.

Con l’apparente freddezza che l’aveva sempre accompagnata nella sofferenza, aveva riposto con cura la foto nel portafogli e si era comportata normalmente nelle ore successive, salvo poi rifiutare tutte le telefonate di lui nei giorni seguenti. La conferma dello scarso interesse sentimentale di lui l’ebbe quando al terzo rifiuto, lui smise di cercarla.
Dopo quella volta per molto tempo non aveva più accettato il corteggiamento di nessuno ed aveva evitato con cura qualsiasi contatto con l’altro sesso. Si era tuffata nel lavoro, aveva cominciato a chiedere di poter fare gli straordinari di sera per non dover tornare a casa troppo presto. Claudia non aveva approvato questo suo chiudersi in se’ stessa ma del resto l’amica era una donna matura, responsabile e per niente stupida. Sarebbe comunque riuscita con il tempo a superare le delusioni che l’avevano così segnata nel carattere.
Nel frattempo gli anni passavano e Laura cominciava a sentirne il peso. Lo stress che il lavoro le provocava non riusciva a trovare sollievo se non tra le mura della sua casa. Lavorando tante ore al giorno era difficile poter condurre una vita normale al di fuori dell’ufficio. Ogni tanto si concedeva una pizza con Claudia e suo marito, ma si sentiva sempre “di troppo” e quindi aveva iniziato a dire di no anche agli inviti della sua amica del cuore.

Finché un giorno prese una decisione. Decise di andare da uno psicologo che l’aiutasse a superare quel muro così alto da scavalcare. Scelse una donna, con la quale lei pensava sarebbe stato più facile confidarsi.
Cominciò quindi le sue sedute, durante le quali aveva profonda fiducia che qualcosa sarebbe cambiato. Passarono due mesi e – a parte l’appuntamento fisso con Flavia, la sua psicologa, che l’aiutava ad avere almeno una progettualità diversa dal lavoro – non avvertiva grossi benefici. Flavia la stava a sentire, ogni tanto le consigliava una condotta diversa e la motivava ma… a parte questo… Laura aveva sempre la sensazione – peraltro puntualmente scacciata – che Flavia non avesse ben chiaro un piano di lavoro ma procedesse “a braccio”. “Ma è solo la tua diffidenza innata” le diceva Claudia alla quale comunque Laura raccontava tutto. “Devi fidarti almeno di lei, Laura! Non puoi essere così testarda..”

Passarono altri tre mesi. Laura continuava a sottoporsi alle sedute di psicoterapia, durante le quali si raccontava. Ma la sua diffidenza non si era sedata. Flavia era inappuntabile. Sempre presente. Sempre in ascolto. Nulla, a parte un piccolo aumento nella parcella medica, da ridire. Eppure nessun beneficio. Anzi, a volte Laura aveva come l’impressione che parlare di certe cose potesse non aiutarla ma affossarla ancora di più nel suo stato. Lo confidò a Flavia che si limitò a scarabocchiare il block notes annuendo. Nessun commento.
Alla fine della seduta Flavia le consigliò di annotare tutti i sogni che dovesse ricordare al suo risveglio. Nulla di altro.
Tornando a casa, al momento di prendere le chiavi si accorse che non solo non erano nella borsa (eppure si ricordava benissimo di aver chiuso la porta di casa e di averle messe al loro posto, nella tasca interna della borsa) ma mancava anche il portadocumenti con il libretto degli assegni. Eppure non l’aveva mai preso durante tutta la giornata, non le era servito. Cercò di ricordarsi se li avesse tirati fuori dalla borsa quando era in ufficio, ma non ne avrebbe avuto motivo.

Sbuffando, in preda all’ansia, chiamò Claudia. “Almeno il cellulare c’è” pensò con sollievo. Claudia arrivò poco dopo. “Stanotte dormirai da noi, domani prima andremo al tuo ufficio e verificherai se per caso non siano lì, poi faremo la denuncia e semmai ti accompagnerò dal fabbro e faremo cambiare subito la serratura” disse Claudia solerte. Laura la abbracciò piena di gratitudine dicendole che non avrebbe saputo cosa fare senza di lei.

La mattina seguente Laura andò in ufficio ma non trovò traccia nè delle chiavi nè degli assegni. Di corsa andarono dai Carabinieri e sporsero denuncia. Il fabbro cambiò la serratura e per due giorni Laura si sentì spaesata, al punto che volle chiamare Flavia per raccontarle tutto. Ma allo Studio medico non rispondeva nessuno. Decise allora che avrebbe aspettato con pazienza il suo turno, la settimana successiva.

Il martedì della settimana dopo andò regolarmente alla sua seduta. Ebbe però una sorpresa che la lasciò di stucco: sulla porta dello studio medico riconobbe al volo i sigilli della Tributaria, con l’ordinanza del Giudice affissa alla porta dove si diceva che lo studio era stato posto sotto sequestro perchè la signora (…) era indagata per truffa e falso in atto pubblico.

Piccolo racconto terribileultima modifica: 2014-07-10T00:04:54+00:00da kit-ty
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento