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E’ finita un’epoca

E’ da tanto che non scrivo… non ho avuto né molta voglia, né molto tempo. Peccato.

Ho deciso di chiudere definitivamente questo spazio (non credo che mancherà a qualcuno) perchè la scorsa settimana, esattamente il 5 ottobre, il mio micio Chicco è volato via… fulminato da un attacco cardiaco. Non è infrequente nei gatti questo tipo di morte… ma dopo 11 anni di convivenza con una bestiola, diventa come uno di casa. Un piccolo amico onnipresente, miagolante, tiepido e giocherellone. Per chi vive solo come me è una grande compagnia. Ed ora non c’è più.

Ho deciso di chiudere il blog, dicevo. Non ha più senso… dovrei titolarlo Io e il PC ma sarebbe troppo riduttivo. Preferisco aprire la gabbietta e lasciare che le parole, come uccellini per troppo tempo tenuti chiusi, spicchino il volo e spariscano piano piano nel blu del cielo. Come il mio Chicco.

Chicco sdraiato

Maria, Regina Pacis

Maria si è definita, in una delle Sue apparizioni ai veggenti di Madjugorje, “Regina della Pace”…
La parola Pace è la più bistrattata, insieme alla parola “amore” ed alla parola “comprensione”… vorrei riflettere, insieme a voi, sul motivo per cui la Vergine insiste, nei Suoi Messaggi all’Umanità, a mettere al primo posto la Pace.
Cos’è che distingue Maria dalle altre donne? Cos’è che la rende unica? Non credo che dipenda solo dall’essere stata scelta da Dio per diventare Madre del Dio Vivente. Maria – secondo me – era già stata scelta dalla Sua stessa Natura. Maria era una Creatura Obbediente. E come tale, era una Creatura di Pace.

Infatti, non può esserci Pace laddove c’è sempre qualcosa che si agita e che si oppone… Non può esserci Pace se non c’è obbedienza…. La Pace è l’assenza di conflitto. L’Obbedienza a Dio scaturisce dalla profonda comprensione della Sua Verità. Non è il risultato di una coercizione, bensì l’accettazione della Verità come ultima istanza dell’anima che cerca la sua destinazione.

Maria era una Creatura Obbediente. Contrariamente ad Eva, Madre Terrena dell’Umanità (la quale disattende la Volontà Divina), Maria in quanto Madre Celeste dell’Umanità accoglie la Parola di Dio e la Conserva nel Ventre fino a dare alla Luce il Cristo. Riscatta il peccato Originale con un semplice “Ecco la Serva del Signore”.

Simbolicamente, laddove Cristo riscatta il peccato originale commesso da Adamo, mondando quindi l’intera Umanità con il Suo Prezioso Sacrificio, Maria riscatta la stirpe di Eva portando alle donne di tutte i tempi un messaggio di Pace, il valore della Pace che può estrinsecarsi solo nell’Obbedienza alla Volontà Divina, all’accettazione della Sua Verità.
Ognuno di noi nella propria vita può sperimentare la Pace che scaturisce dall’assenza di conflitto. Persino un’opera laica come quella della psicoanalisi comprende quanto sia importante l’assenza di conflitti per operare la guarigione, anche se con motivazioni ed esemplificazioni che a volte si distaccano dalla Verità Divina.

Quando siamo preda dei conflitti, ogni parte di noi è in lite con l’altra… e nessuna di esse riesce a trovare un punto di incontro. Soffriamo perciò dell’esistenza di conflitto interiore e questo si riverbera sulla nostra vita di relazione, sul nostro sistema neurovegetativo e persino sui ritmi del nostro sonno. Stiamo male. E spesso non sappiamo perchè.
Sul piano dell’anima, il conflitto scaturisce dalla difficoltà di conciliare la vita terrena – con le sue richieste e le sue intemperanze – con quella ultraterrena, alla quale l’anima naturalmente tende. Più una creatura umana che vive nel mondo ed opera in esso, con tutte le contraddizioni che questo comporta, anela alla Vita Celeste più il conflitto sarà vivo e doloroso. Se per alcuni il conflitto è fonte di malessere che però viene contenuto tramite la capacità di introspezione e di analisi, per altri diviene il pretesto per dare voce all’insoddisfazione, proiettando all’esterno le frustrazioni ed il dolore irrisolto. Ecco che l’individuo diventa amaro, scontroso, egoista, intollerante, sordo a qualsiasi sollecitazione provenga dall’anima. La coscienza viene messa a tacere con tutte le sue istanze, ivi compresa quella che sola potrebbe darci pace e cioè… Obbiedienza. Obbedienza alla Parola di Dio, al Suo invito ad amare o, perlomeno, a provare ad amare.

Questo stato di amarezza, portato e sopportato per lungo tempo, può rendere un individuo cieco e sordo. Un Golem, un essere fatto di creta che ha perso l’originario Spirito Divino. Un uomo di terracotta. Vive come racchiuso in una gabbia di filo spinato, ogni cosa che non lo riguardi strettamente o non riguardi la sua cerchia più stretta cessa di avere valore. L’unica cosa che conta è l’Io con i suoi bisogni. L’altro non esiste più, o meglio diventa un peso, una limitazione alla propria libertà di azione.

Ultimamente ho avuto occasione – nell’ambito del mio lavoro di segretaria legale – di osservare frequenti litigi fra consanguinei per questioni di eredità. Non c’è cosa più dolorosa, per chi ha Fede in Dio e per chi crede nel valore della fratellanza, che assistere ad una lite fra fratelli per questioni di soldi, liti che troppo spesso finiscono davanti al Giudice. E se quant’anche si avesse ragione? Si finirebbe con l’aver riconosciuto – forse – un proprio diritto, ma si perderebbe per sempre un fratello.

Ecco, questa è la scaturigine della guerra. L’inizio di tutte le carestie. Un uomo che accusa suo fratello.
La Verità Divina ci spinge oltre, oltre il diritto soggettivo, oltre la legge degli uomini, oltre il bene materiale. Oltre il nostro stesso bene. Ci spinge verso l’Amore, verso la Pace, verso Maria.

Che grande lezione che ha dato Maria a tutta l’Umanità… ma le Sue parole troppo spesso vengono trascurate… le Sue preghiere ignorate, i Suoi appelli respinti. Non dobbiamo aver paura di Amare… l’Amore è la sola vera grande potenza mondiale. Tutte le altre sono destinate miseramente alla morte.

Il rispetto di Se’

Il rispetto di Se’ dovrebbe essere il punto di partenza per coloro che vogliono cambiare vita radicalmente.
Ci sono persone che hanno avuto la Grazia (perchè di Grazia si tratta) di cambiare totalmente il loro modo di essere, di passare da una situazione di disordine e insoddisfazione ad una ben più elevata che li ha resi se non proprio felici e scoppiettanti di gioia quantomeno armoniosi e sereni.
Certo, si fa presto a parlare quando si arriva alla mia età dopo esser stati sballottati a destra e a manca ed essere perciò arrivati alla conclusione che non c’è cibo migliore di quello dello spirito, nè bevanda migliore di quella che ci lascia esattamente come ci ha trovato e che ogni occupazione purchè onesta va bene per guadagnarsi il pane…
Per un ragazzo o una ragazza è più difficile accettare la briglia. Far loro capire che ingurgitare o fumare di tutto non è propriamente rispettare Se’ stessi. Che il denaro non viene prima della dignità o del rispetto degli altri. Che l’onestà non è una zavorra ma un valore unico nella vita.
Scrivo Se’ con la maiuscola non a caso. Rispettare il proprio corpo spesso vuol dire anche rispettare il proprio Spirito. Chi si butta via in una notte non sarà in grado poi di ritrovarsi per parecchio tempo.
Sbagliare è umano ed è facile. Non c’è nulla di più facile (e a volte anche divertente) di sbagliare. E’ la conseguenza dell’errore che reca sofferenza, non l’errore stesso. Quello in se’ non è pericoloso. Fumare uno spinello non è la fine del mondo, lo è però la sensazione di facilità nel trasgredire che ne consegue. Se ogni volta che i ragazzi che assumono psicofarmaci e alcool per sballarsi, o che fumano o sniffano, si sentissero male seriamente… credete che continuerebbero a farlo? Che si divertirebbero? Il pericolo sta proprio nel fatto che il danno c’è… ma non si vede.
Quindi, il vero pericolo è nel fatto che la trasgressione nuoce sia al corpo che allo spirito, ma mentre nel corpo a volte è evidente fin da subito (il malessere del giorno dopo ne è il segno), nello Spirito questo non si evidenzia se non dopo anni.
Questo mucchietto di banalità che ho appena scritto serve però ad introdurre (forse altre banalità, mah…) il discorso sul male del secolo che non attacca il corpo direttamente, ma lo fa colpendo PRIMA lo Spirito.
Un bellissimo romanzo di Oscar Wilde rappresenta magnificamente ciò che intendo con “male dello Spirito). “Il ritratto di Dorian Gray”:

Dopo una tormentata storia d’amore con un’attrice di teatro di nome Sybilla Vane, terminata col suicidio della ragazza, Dorian, vedendo che la sua figura nel quadro invecchia ed assume spaventose smorfie tutte le volte che egli commette un atto feroce e ingiusto, come se fosse la rappresentazione della sua coscienza, nasconde il quadro in soffitta e si dà ad una vita all’insegna del piacere, sicuro che il quadro patirà le miserie della sorte al posto suo. Non rivelerà a nessuno dell’esistenza del quadro, fuorché a Hallward, che poi ucciderà in preda alla follia fomentata dalle critiche del pittore, che ritiene causa dei suoi mali in quanto creatore dell’opera. Ogni tanto, però, si reca segretamente nella soffitta per controllare e schernire il suo ritratto che invecchia giorno dopo giorno, ma che gli crea anche tanti rimorsi e timori. Finché, stanco del peso che il ritratto gli fa sentire, nella speranza di liberarsi dalla vita malvagia che stava conducendo, lacera il quadro con lo stesso coltello con cui aveva ucciso Hallward. I suoi servi troveranno Dorian Gray morto, irriconoscibile e precocemente avvizzito, ai piedi del ritratto incontaminato, con un coltello conficcato nel cuore. (da Wikipedia)

Ciò che Dorian fa al suo Spirito non è di immediata comprensione… solo al momento della sua morte ci si potrà rendere conto di come una vita passata alla ricerca del piacere, della felicità incontrollata senza riguardo per niente e per nessuno, possa lasciare nell’anima piaghe inguaribili e ombre di tenebra…

Giu 25, 2014 - Pensieri e riflessioni    No Comments

L’Amore di Dio

 

Cos’è che rende certi individui amari e disperati al punto da renderli totalmente indifferenti a tutto ciò che li circonda? Cos’è che manca a queste persone per renderle – se non proprio felici e serene – almeno in grado di affrontare il dolore e procedere nella vita? Perchè se è vero che di disperazione si può morire, è vero anche – purtroppo – che si può vivere una vita intera in preda alla disperazione, senza mai conoscere un raggio di luce. Cos’è allora che queste persone possono e devono fare per cambiare la loro condizione di sofferenza?

E’ una di quelle domande che mi pongo da quando ho scoperto per la prima volta cos’è la sofferenza dell’anima. Non c’è sofferenza peggiore. La sofferenza del corpo può venir alleviata o accettata e sopportata con rassegnazione. Ma non quella dell’anima (e della mente, che in fondo è l’interfaccia evidente dell’anima).

Ho conosciuto molte persone nella mia vita… di tutte le estrazioni sociali e di tutte le culture. Ma la sofferenza dell’anima è uguale per tutti. Ho imparato che se la droga ha preso tanto piede nel mondo è perchè è il modo immediato di mettere a tacere il dolore dell’esistenza. Perchè l’esistenza non per tutti è gioia e inno alla vita… per molti l’esistenza è un peso insopportabile. Come si riconosce una persona che soffre del male di vivere? Non è difficile… non sempre è una persona depressa… a volte è una persona aggressiva, cattiva… in genere di fronte alle persone cattive siamo portati a pensare che siano così per natura… alcune volte è vero, ma le persone veramente malvagie sono molto molto poche… si possono contare sulle dita di una mano ed hanno a che fare spesso con misteri più grandi di noi.

Ma le persone cattive, quelle che incontriamo ogni giorno sulla nostra strada…quelle sono solo persone sofferenti… sono persone per le quali la luce della vita si è quasi completamente spenta… e sono proprio quelle le persone che hanno più bisogno di amore… e di noi. Non abbandoniamole. Cerchiamo di comprenderle e, se possiamo, di aiutarle. Non condanniamole prima di aver compreso. Se non abbiamo la forza di comunicare con loro, almeno, non aggrediamole. Perchè così non facciamo che rafforzare la loro idea di un mondo crudele e spietato. Sono persone che hanno perso il senso della misura, che non sanno più vedere la bellezza di un fiore e dato che non capiscono la bellezza la distruggono. Abbiamo pietà di loro, proprio perchè loro di noi pietà non l’avrebbero.

Quando nella vita di una persona entra la “pietas”  piano piano l’anima si illumina dell’Amore di Dio … quando sentiamo le parole “aprire il proprio cuore al Signore” dobbiamo comprendere che il Signore non può nulla di fronte al nostro rifiuto di Lui. In questo sta il “libero arbitrio”… noi stessi abbiamo scelto il libero arbitrio alla possibilità di vivere eternamente nel Suo Amore. E Lui, in quanto Padre Amoroso, ha concesso ciò che era nostro desiderio… ma non ci ha chiuso la porta come molti padri terreni fanno di fronte alla ribellione dei figli… bensì ci ha lasciato la “porta aperta” e ci ha inviato i Suoi Angeli perchè ci proteggessero dal male e proteggessero la nostra anima dalla perdizione, in attesa del Giudizio Finale. Ma la scelta del nostro Destino rimane comunque sempre la nostra. Se – nonostante il Peccato Originale – decidiamo di affidarci alla Sua Pietà, avremo la possibilità di tornare al Padre.

Le persone che hanno deciso – per ignoranza, per mancanza di Verità, per sviamento, per abbandono dei valori della vita – di negare al Signore l’influenza nella loro vita hanno ottenuto come risultato la disperazione.
Ora, questo è ovviamente il mio punto di vista di persona di Fede Cristiana (ma anche nelle altre religioni è presente il concetto di dannazione dell’anima) e Cattolica (anche se mi riservo la libertà di criticare certe scelte procedimentali della Chiesa di Roma). Sono perciò dell’opinione che tutto quello che ho espresso fin’ora suona come un obbrobbrio ad una persona di convinzione laica.

Quindi vorrei rivolgermi anche alle persone che invece non credono nell’importanza della Presenza di Dio nella propria vita o comunque nella vita della comunità umana. Dato che ho scambi continui anche con persone cosiddette laiche se non addirittura atee, so bene quanta derisione e insofferenza produce un discorso come il mio. Questo perchè l’identificazione del potere di Dio con quello temporale del Vaticano è troppo forte e radicato in coloro che non riescono a separare la materia dallo spirito.

A queste persone vorrei porgere qualche domanda: a parte le varie scoperte scientifiche – di fronte alle quali mi tolgo il cappello perchè non c’è merito più grande di quello di cercare di alleviare le sofferenze del prossimo dedicando la vita alla ricerca ed all’assistenza – a cosa ha portato il pensiero laico? Ha forse migliorato la qualità dell’esistenza? Ci ha reso più felici? Più realizzati? Più forti di fronte all’ineluttabilità dell’esistenza terrena, di fronte alla quale non c’è scoperta scientifica che possa mettere riparo? Ci ha fatto scoprire nuove strade, nuovi valori? Ecco, parliamo di valori. Tutti sappiamo che ogni cosa che ha un inizio è destinata ad avere una fine. Il pensiero laico – per come io lo conosco – porta alla convinzione che essendo la vita una e non essendoci altro dopo la vita qualsiasi cosa ci rechi sofferenza non ha valore mentre ogni cosa che ci dà gioia e soddisfazione va perseguita ad ogni costo. Anche a costo di arrecare sofferenza a qualcun altro.
Una volta ebbi a discutere con una giovane signora che vantava una relazione con un noto professionista, sposato con figli. Quando le prospettai la possibilità che la sua relazione con quest’uomo fosse un errore lei si meravigliò e mi disse che se lei era felice così per quale motivo avrebbe dovuto farsi degli scrupoli? E quando le chiesi se a suo parere sarebbe stato giusto costringere un uomo a tradire la moglie e distruggere una famiglia lei rispose che non era un problema che la riguardasse e che lei aveva tutti i diritti di essere felice.

Ecco, questa è una visione laica della ricerca della felicità.. E non mi si venga a dire – come molti laici, convinti che la vita sia una grande pasticceria dove entrare e consumare tutto ciò che più ci fa piacere, spesso dicono – che la visione laica non contempla necessariamente comportamenti trasgressivi, perchè è risaputo che la trasgressione è spesso una provocazione tipica di coloro che vogliono dimostrare di poter vivere benissimo senza regole, nella continua ricerca di un benessere che è solo fittizio.

Ma forse questo esempio può non essere calzante per molti. Prendiamo allora, ad esempio, il comportamento laico di molte persone che ritiene superfluo il senso di colpa.

Il senso di colpa – che per molti operatori psichiatrici è considerato un sintomo di disagio psichico – è la cartina di tornasole del nostro comportamento sociale. Spesso il senso di colpa procede a braccetto con il senso di responsabilità. Ho sentito persone definite laiche affermare che il senso di colpa è ciò che blocca la realizzazione di un individuo. Certo, in alcuni casi può essere così ed è infatti compito del medico stabilire se il senso di colpa è portato all’eccesso o no e soprattutto se è fondato.

Dall’altra parte esistono persone che non si sentono mai in colpa per nulla. Rubo il/la marito/moglie all’amica/amico? E’ un mio diritto essere felice, quindi in amore e in guerra tutto è permesso…. (“Non desiderare la donna d’altri”)… il mio vicino di casa si è comprato il SUV? mi indebito fino al collo – magari mettendo in difficoltà tutta la famiglia – per averne uno anch’io (“Non desiderare la roba d’altri”) … mi chiedono di testimoniare il falso in cambio di un regalo o di una cifra in denaro? beh, di questi tempi non bisogna farsi sfuggire nessuna occasione di guadagno… in fondo lo fanno tutti, no? (“Non dire falsa testimonianza”) … I miei rapporti intimi hanno perso smalto? Invece di chiedermi se c’è sufficiente comunicazione con il mio compagno/la mia compagna o addirittura accettare un momento di stasi nella passione a vantaggio magari della tenerezza o dell’intima comprensione, decido di “rinverdire”gli impulsi magari con l’aiuto di un filmino hard, oppure facendo un giretto in uno degli innumerevoli “sexy-shop” o – meglio – cercare un’avventuretta piccante…(“Non commettere atti impuri”) … potrei continuare, ma non voglio. Ho troppa considerazione per la sensibilità e l’intelligenza del mio prossimo per continuare in questa lista… non ce n’è bisogno.
Ecco, dopo tutte queste “chiacchiere” l’unica cosa che credo mi rimanga di dire è questa: abbiamo tentato in questi ultimi trent’anni la strada del laicismo, della dissacrazione e della negazione di Dio. Una sola domanda: siamo più felici ora?

 

Incomprensioni

 

Se c’è volontà di capirsi – e la volontà vince ogni ostacolo – ci si capisce comunque…non serve a nulla parlare e tentare di comunicare se poi non si è coscienti del fatto che l’altro è una entità diversa da noi, che sente in altri modi e vive una vita diversa dalla nostra.Io credo che spesso ci incagliamo nello scoglio dell’incomprensione perchè facciamo difficoltà a capire che l’altro è qualcosa di diverso rispetto a noi ed a quello che noi pensiamo che sia.Quando si parla di comunicazione disattesa si parla – credo – di aspettative deluse. In fondo, non ci colpisce particolarmente che un estraneo non comprenda il nostro punto di vista, mentre invece ci crea dispiacere che a non capirci sia una persona che stimiamo ed amiamo.Quando occasionalmente mi trovo a discutere con persone a cui voglio bene ma che – per un motivo o per l’altro – non sono d’accordo con me, da una parte mi sento incompresa e continuo a difendere le mie idee pur sapendo che questo può rendermi impopolare… dall’altra cerco di trovare una mediazione tra la mia posizione e la sua, ma il più delle volte non ci riesco. Solo in ultima analisi faccio autocritica.


Una volta, tanti tanti anni fa, un’amica mi rimproverò di non avere (all’epoca) idee precise, di non saper prendere posizione durante una qualsiasi discussione… mi accusò di qualunquismo. Io ci rimasi talmente male che questa malessere mi rimase appiccicato addosso per anni ed anni. Anche ora (e sono passati più di trent’anni) che non frequento più quella persona, che sono maturata e ho fatto esperienze talmente dolorose da convincermi che le opinioni passano come tutto il resto… anche ora non riesco ad esprimere un pensiero senza chiedermi prima se è veramente il mio pensiero oppure se sto cercando di favorire chi ho di fronte, se ho il coraggio di ciò che credo e che penso oppure se temo talmente di pormi in contrapposizione con gli altri che non oso essere esplicita nelle mie affermazioni…

 

Nemica di me stessa

 

Una volta un mio saggio amico mi disse che nella vita avrei avuto molti nemici da combattere, primo fra tutti me stessa. Che sarebbe stato difficile rendermi conto che a volte quello che dicevo veniva male interpretato, facendomi apparire in una luce negativa. Che non sempre quello che pensiamo di noi ci aiuta veramente a farci strada nella vita.
A distanza di più di venti anni so che il mio saggio amico aveva ragione e so anche che se non mi avesse mai detto quelle parole forse non mi sarei mai accorta in tempo di quante volte stavo per farmi del male da sola.

Quella parola poco riflettuta, quella scelta avventata, tutte quelle persone che “credevo” fossero amiche e invece no, mi stavano solo sfruttando, sfruttavano la mia ingenuità per interesse… eppure, sempre mi sono ravveduta tardi… ma non troppo.
Spesso ci rendiamo impopolari perchè sappiamo dire NO a determinate questioni. Eppure dobbiamo capire che avere stima di se’ comporta proprio riuscire a dire di no quando è il momento. Personalmente, in passato mi sono concessa con troppa facilità. Avevo timore di rendermi antipatica se mi sottraevo a questa o a quell’altra compagnia, a quella comitiva piuttosto che a quell’altra. E così facendo nutrivo solo il narcisistico bisogno altrui di avere potere su di me.
E così ogni tanto mi tornavano in mente le parole del mio saggio amico: “la prima persona che devi temere sei proprio tu”…

 

Ho creduto…

Sono vecchia. Sono vecchia non perchè abbia gli anni che ho – che per la verità non sono moltissimi ma vissuti sicuramente come se fossero molti di più…

Sono vecchia perchè non avevo capito che al mondo non ci si sta per imparare … ma per servire a qualcosa … e a qualcuno.

Faccio parte di un altra generazione, io. Di quella generazione che era convinta che bastasse credere fermamente in qualcosa – un’idea, una persona, un valore – per superare tutte le miserie umane. Di quella generazione che vedeva nell’altro non solo il corrispettivo esterno a noi ma anche la nostra possibilità di rinascita. 

Ho creduto in valori come la buona educazione, la dolcezza del carattere, la mitezza… ho creduto (e credo ancora e mai nessuno al mondo potrà farmi rinnegare questo) nel Vangelo e negli insegnamenti di Gesù, nel Suo modo di insegnare la Vita …ho creduto che non fosse necessario alzare la voce per essere rispettato. Ho creduto che la libertà personale fosse sacra a patto che non andasse a ledere quella altrui. Ho creduto nella forza della Verità intesa non come rivelazione sensazionalistica bensì come capacità di portare la luce laddove ci fosse oscurità. La Verità come stile di vita, ma che non dovesse nè ferire nè mortificare nessuno. Si può essere sinceri in molti modi… anche facendo del male si può essere sinceri. Ma ad ogni cosa c’è e deve esserci un limite, anche alla verità. Ho sempre creduto che dire frasi del genere “sai cara ho visto tuo marito baciare un’altra donna” fosse una vigliaccata inesorabile. Eppure, ci sono persone pronte a giurare che questi siano comportamenti giusti e veritieri. 

Non è questo il tipo di Verità che salverà il mondo. La prima Verità che dobbiamo cercare è dentro noi stessi. Non puntiamo mai il dito contro qualcun altro se prima non abbiamo fatto un attento esame di noi. Se e solo quando ci scopriremo immacolati, allora e solo allora potremo giudicare un’altra persona. Altrimenti ogni nostra azione – per quanto strillata ai quattro venti – risulterà solo un fallimento. Questo è un sistema infallibile per comprendere se siamo o no degni. Guardiamo ciò che lasciamo dietro di noi. Se è buono, le nostre azioni saranno state buone. Diversamente, prendiamocela solo con noi stessi.

Freddezza

Ci capita di incontrare persone che, di fronte ad eventi dolorosi, sembrano non sapere cosa sia una lacrima, un sospiro, un dispiacere… e allora spesso le giudichiamo come aride, senza cuore… il nostro dolore, il nostro dispiacere grida allo scandalo di fronte a queste persone così misurate di fronte ad avvenimenti che ci sconvolgono o, alla meglio, ci intristiscono. 

 Eppure forse sarebbe doveroso da parte nostra chiederci se quello che noi confondiamo con scarsa partecipazione non sia piuttosto il risultato di una vita di sofferenza, un’abitudine al dolore che le ha portate se non proprio all’indifferenza quantomeno a vedere con distacco il dolore degli altri. 

Siamo spaventati all’idea di qualcuno che sopporti il dolore senza un lamento, che si lasci straziare dalla sofferenza senza perdere quello che noi definiamo controllo. Eppure dovremmo essere grati a queste persone, perchè – anche se non lo vogliamo ammettere – sono le uniche che non si scanseranno quando cercheremo una spalla sulla quale piangere.

Discriminazioni

 

E’ una piaga tutta italiana (almeno nell’ambito della CEE) quella delle donne eternamente al secondo posto (quando non all’ultimo) nelle carriere scientifiche… Esempi come quello della Professoressa Levi Montalcini purtroppo sono destinati – se le cose non cambiano – a rimanere isolati.

E’ vero comunque che non sempre ciò che muove la donna verso questo tipo di carriera è la passione per la conoscenza… spesso sono le ambizioni dei genitori (magari padre o madre medici, cattedratici) che spingono la donna a scegliere la carriera scientifica senza però quella convinzione, quel “fuoco sacro”, che distinguono una semplice ricercatrice, magari scrupolosa e diligente, dalla scienziata geniale e innovatrice. Ma il vero ostacolo è – come giustamente Annamaria rileva – il maschilismo della nostra società. 

Maschilismo al quale purtroppo prima o poi molte donne si arrendono, accontentandosi di un secondo posto, per quanto dignitoso. Il potere è ancora maschio. Lungi da me iniziare una polemica femminista, devo però  ammettere – anche per esperienza personale – che una donna viene discriminata – nonostante la legge lo vieti espressamente – perchè da sempre è associata alla cura della famiglia e chi ha marito e figli sa bene quanto tempo ed energie la cura parentale sottragga all’impegno lavorativo. 

L’alternativa è la rinuncia. Ma, nonostante la rinuncia, nonostante cioè ci siano donne single che si sono dedicate totalmente alla carriera con impegno, passione e risultato, quando si tratta di arrivare al dunque (ad esempio, promozione a livelli dirigenziali ad un passo dalla Direzione Generale di una Società) c’è sempre una specie di incantesimo, una maledizione che “blocca” qualsiasi avanzamento. Il posto di comando è maschio. E’ uno scoglio difficile da doppiare. Se non impossibile. Ma se la donna in questione è l’erede di un impero economico, ecco che tutte le porte si aprono magicamente. 

Dove non arriva l’impegno e l’intelligenza arriva il denaro. E questo è un altro elemento corrosivo della dignità femminile. Se all’interno del matrimonio la “dote” ha ormai perso (quasi) la sua importanza, quando si parla di alte cariche dirigenziali ha ancora una importanza determinante. Ecco perchè una donna non ricca, anche se plurilaureata intelligente e capace non riuscirà mai – almeno fino a quando la mentalità sarà così retrograda – a comandare un paese come il nostro. E mi dispiace dirlo, ma siamo veramente agli ultimi posti per parità di diritti. Anche se non portiamo il burqa.

 

Disastro sociale

 

Tutto ciò che ci separa da una piena realizzazione dei nostri potenziali spirituali e umani è l’avidità. Noi non siamo solo cenere. Siamo anche Spirito. E’ questa la forza che ci deve convincere che possiamo uscire vittoriosi dalla lotta contro il Male, solo dobbiamo volerlo.

Certo non può essere un cambiamento repentino… certe pecche dell’animo umano fanno parte della nostra cultura – o sottocultura – e quindi sono cristallizzate. L’avidità – secondo me – è alla radice di tutti i mali. L’avidità porta a volere tutto per se’, a non pensare all’altro, ai suoi bisogni e necessità.

Le domande che ci poniamo hanno tutte una stessa risposta: fino a quando la specie umana perseguirà il solo fine materiale dell’esistenza, nessuno di noi potrà fidarsi mai di un suo simile… lavoro negli studi legali da anni ed ho visto fratelli scannarsi per una stupida eredità. Sorelle litigare per la collana della nonna e togliersi il saluto per molto meno, figli fare causa ai genitori o chiedere la loro interdizione per potersi impossessare dei loro beni. Ecco, questo fa l’avidità agli esseri umani, a coloro che il Padre Celeste aveva immaginato come Creature di Luce. Ma l’avidità, come tutti i peccati spirituali, è opera del Demonio… il seme del diavolo è presente nella nostra specie dalla Genesi. Fino a quando continueremo a negare l’esistenza del Male nelle pieghe della nostra anima noi non faremo altro che “proteggere” il peccato invece di combatterlo. Perchè solo nell’ombra il peccato può prosperare. Teme la Luce, laddove la Luce è la possibilità di scovare il male e bollarlo. Ma come combattere il Male se nessuno ha il coraggio di esclamare “Il Re è nudo!!”??

 

Giu 23, 2014 - Pensieri e riflessioni    No Comments

Dignità

Il concetto di dignità è un concetto in continuo divenire: ciò che per i nostri genitori era dignitoso per la generazione di oggi è semplicemente ridicolo.

Per me dignità è non vendersi al miglior offerente. Forse faccio parte di una generazione ormai in disuso, ma voglio vivere la mia vita in modo tale da non dovermi pentire in punto di morte di non aver avuto sufficiente coraggio per accettare le difficoltà come una parte inevitabile dell’esistenza e non  come un ostacolo evitabile a tutti i costi ed a qualsiasi prezzo.

La differenza tra una persona dignitosa ed un ridicolo pupazzo sta proprio nella volontà di coltivare in se’ questo coraggio. Prego Dio di darmi sempre la forza per conservare la mia dignità di essere libero.

Giu 21, 2014 - Pensieri e riflessioni    No Comments

L’ateismo non esiste

 

 

E’ da un po’ che mi chiedo se è proprio vero che esistono persone che non credono in Dio. Nella mia vita ne ho incontrate parecchie… molte di loro mi hanno sempre manifestato grande scetticismo nei confronti della religione, di qualsiasi tipo di religione. Non ho mai perso tempo – devo confessare – a cercare di convincerli del contrario, ma mi sono limitata ad osservarli vivere. E ne ho dedotto alcune verità o, almeno, a me sono sembrate tali.

Da queste “verità” – a questo punto preferisco però chiamarle evidenze – ho dedotto che l’ateismo non esiste. Per una serie – non molto corposa – di motivi.

Osservando queste persone – amici, parenti, conoscenti, colleghi di lavoro – mi sono accorta che pur affermando con forza di non credere in nessun Dio… eppure nella loro vita tendevano a divinizzare molte cose ed anche molte persone.

Infatti, se per loro Dio non esisteva – quindi non esisteva un’Entità a loro superiore e di fronte alla quale mostrare umiltà e prostrazione – esistevano però persone e situazioni che li faceva sentire inferiori e li metteva in condizione di grande soggezione.

Ricordo in particolare uno dei giovani avvocati di uno studio legale dove lavorai per svariati anni, potendo quindi approfondire la conoscenza non solo delle colleghe ma anche dei collaboratori dei capi. Con i giovani avvocati di studio noi segretarie ci trovavamo spesso a chiacchierare all’ora del pranzo, durante la quale si parlava di un po’ di tutto … anche di questioni insospettabilmente serie come appunto la religione. Questo giovane avvocato vantava di non sopportare condizionamenti religiosi di nessun tipo, nonostante fosse battezzato Cattolico e sposato regolarmente con il rito religioso. Anzi, a suo dire la religione era una zavorra per un uomo di affari – e questo è fin troppo facile da immaginare.

Però, avevo notato spesso che di fronte alla clientela più influente, smetteva immediatamente quell’aria spavalda per vestire i panni di suddito conciliante e tollerante di tutto, anche della sua stessa dignità. Ovviamente non gli feci mai notare questo – prima di tutto perchè ero pur sempre una segretaria… ma la conferma che non fosse ateo (anche se non è facile spiegare ad una persona la differenza tra il credere in Dio e credere nella divinità, che è cosa completamente diversa) l’ebbi quando un pomeriggio telefonò un cliente molto, molto influente… un personaggio, insomma.

Il mio capo mi aveva vietato di passargli chicchessia dato che stava lavorando ad una causa molto impegnativa, ed io così feci. In presenza del giovane avvocato, presi la telefonata del personaggio influente e senza scompormi più di tanto dissi che il mio capo era in riunione e che non avrei potuto passare la telefonata. Il cliente influente non battè ciglio, molto signorilmente, pregandomi di avvertire il mio capo che lui aveva telefonato. Punto. Molto tranquillamente annotai la telefonata.

Il giovane avvocato, che non mancava mai di impicciarsi delle questioni di segreteria, letto che ebbe il nome del cliente saltò come una molla e mi rimproverò aspramente di non aver passato la telefonata al mio capo (che detto fra noi era anche il suo….). Io mi risentii, anche perchè non prendendo ordini da lui non tolleravo ingerenze, ma ovviamente cercai di non darlo a vedere. Lui insisteva e ad un certo punto esclamò: “Ma ti rendi conto a chi hai detto di no? Quello è padrone di mezza Roma!!!” ed io compresi che il giovane avvocato era tutto … meno che ateo.

Da quel giorno riflettei a lungo sul significato di ateismo. E’ più che ovvio che credere in Dio è diverso rispetto all’idolatrare un essere umano solo perchè potente. Infatti, questo tipo di idolatria deriva direttamente da Satana. E’ Satana a spingere gli esseri umani ad idolatrare gli esseri mortali, solo perchè potenti, ricchi ed influenti.

Quando mi capita – ora – di incontrare persone che affermano di essere atei, cerco di sapere da loro se per caso non abbiano spostato la loro capacità di credere dall’Unico Essere Supremo che meriti veramente la nostra Fede (Padre, Figlio e Spirito Santo) al potere ed al denaro – succedanei di Satana – quindi ad elementi mortali e spiritualmente deleterei.

Il Potere Spirituale è, al contrario, estremamente povero. Tutti i grandi mistici e Santi erano poveri… Gesù era Figlio di un falegname e di una fanciulla del popolo… è nato in esilio, povero senza nulla. Eppure ha rivoluzionato il mondo intero. Nessun uomo di potere ha mai potuto e potrà fare nulla di simile. Il vero Potere Spirituale è Amore allo stato puro. Può Satana – creatura del Male e dell’Odio – anche solo possedere un briciolo di questo Potere?

L’ateismo non esiste.

 

 

Giu 21, 2014 - Pensieri e riflessioni    No Comments

Una sofferenza sottile …

C’è un dolore che non ci fa piangere, non ci toglie nè il sonno nè l’appetito, un dolore che non nasce da un accadimento personale nè da accadimenti intorno a noi… un dolore che forse non è nemmeno un dolore, somiglia più ad una vaga malinconia, una nostalgia di qualcosa lontana che non sapremmo neanche dire se esista o meno… Questo tipo di dolore ci segue costantemente, permea le nostre giornate ma non è depressione, non ci ammala… anzi, per certi versi ci guarisce perchè ci costringe a vedere dentro di noi e dentro l’altro con più frequenza di quanto una vita spensierata possa fare.E’ la colonna sonora della nostra vita, dei nostri pensieri, a volte condiziona le nostre azioni e le nostre decisioni.

E’ una sofferenza soffice e leggera come una piuma… Questo sottile soffrire, questo modo un po’ malinconico di guardare alla vita forse deriva dalla consapevolezza profonda che noi, quello che siamo, il nostro lavoro quotidiano, quello che diciamo, i progetti che facciamo non hanno valore se non perchè è sempre presente l’idea di qualcosa, nella nostra vita, che da importanza a tutto ciò.  In fondo perchè vivere se non perchè sappiamo che questa vita altro non è che un modo a volte meraviglioso a volte terribile di “andare oltre”?

Molti credono che la vita sia solo una grande pasticceria, dove altri preparano i dolci che noi mangeremo… dove si hanno a disposizione grandi quantità di ogni ben di Dio solo per noi e che non abbiamo alcuna responsabilità nè dovere nei confronti del prossimo.Eppure, questo modo di pensare altro non è se non il tentativo di soffocare – tramite l’edonismo – quella sottile sofferenza che segue la nostra specie passo passo, dalla nascita alla morte. Quella sofferenza ha un nome, si può individuare. E’ il “dolore del divenire”.

Noi siamo esseri psichicamente dinamici, non possiamo e non dobbiamo fossilizzarci su posizioni univoche, per quanto comodo possano farci. Gli esseri più evoluti sono quelli che si “gettano nella bocca del vulcano”… non sanno perchè lo fanno, ma sanno che lo devono fare, per il loro bene e per quello dell’umanità tutta.

 

L’inferno nel cuore

Ci sono persone che vivono continuamente in uno stato di tormento interiore. Non riescono a vedere il cielo oltre le nubi temporalesche e cercano di convincere anche gli altri che l’azzurro non esista. Sono persone tristi, sfiduciate, private di quel dono speciale che si chiama misericordia.

Queste persone sono molte di più di quante non vorremmo contarne e non è difficile riconoscerle: non sanno sorridere. Sono le stesse persone che spesso non rispondono al nostro saluto quando le incontriamo, che si arrabbiano per un nonnulla o che vedono come affronto personale ogni mancanza del loro prossimo.

Saremmo portati a pensare che siano i famosi “caporali” di cui parla Totò, gli eterni carnefici, ed invece sono loro le vittime, perchè chi non vive nell’ottica della misericordia e della carità non può definirsi vivente. Semplicemente esiste, respira, si riproduce… ma non vive.

Alcuni di loro, purtroppo, non solo non fanno nulla per migliorare la loro condizione spirituale ma vorrebbero anche convincersi (e convincere) che il loro modo di vedere il mondo sia l’unico possibile. Non comprendono che non è ritenendosi migliori degli altri che riusciranno a scacciare l’inferno dal loro cuore, bensì il contrario: solo l’umiltà può guarire un cuore avvelenato.
La storiella dell’alto ufficiale può chiarire il concetto.

C’era una volta un uomo piccolo di statura, sempre livido e insoddisfatto, ma con una grande ambizione: voleva mostrare agli altri che anche un uomo piccolo come lui avrebbe costretto uomini molto più alti ad abbassare la testa al suo passaggio. Fu così che decise di diventare ufficiale e di tendere alle più alte cariche dell’Arma.

Passarono anni ed anni ed il piccolo uomo era diventato sempre più livido ed ambizioso. Aveva ottenuto onorificenze e riconoscimenti – spesso a suon di colpi bassi – ma non era mai soddisfatto. Il peso degli anni e del suo livore lo avevano accorciato ancora di più e lui ancora di più si convinceva che il suo potere avrebbe aggiunto statura a quella che gli mancava.

Un giorno, in occasione di un grande evento di rilevanza internazionale, volle presentarsi in pubblico in alta uniforme, affinchè durante la parata tutti gli uomini presenti abbassassero gli occhi in segno di timoroso rispetto. Indossò tutte le onorificenze di cui era stato insignito fino a quel giorno ed erano talmente tante e talmente pesanti che il piccolo uomo faceva fatica persino a camminare. Non volle rinunciare nemmeno a portare al fianco la sua spada con l’elsa d’oro che già da sola pesava quasi quanto lui. Il risultato fu che la sua andatura, già poco elegante per via della statura, era notevolmente goffa. Ma non ci badò e, ubriaco di tanti onori ricevuti, andò deciso incontro alla gloria.

Appena sceso dalla lussuosissima automobile che l’aveva condotto fino al palazzo presidenziale, però, si rese conto che avrebbe con difficoltà compiuto tutti i passi che il tappeto rosso della rivista gli obbligavano a fare. Si accorse debolmente in quell’istante che forse sarebbe stato meglio avesse lasciato a casa almeno qualche medaglia, ma non indugiò più di tanto in quel pensiero perchè sarebbe stata una debolezza inedita ed imperdonabile.

Guardò davanti a se’ e vide le più alte cariche dello stato che lo aspettavano, unitamente ad una schiera di ufficiali tutti in alta uniforme, alla sua destra, pronti per la rivista di rito. Alzò il mento, petto in fuori e pancia in dentro si incamminò deciso guardando davanti a se’. Ma proprio in quell’istante … il famoso quid di ogni storia che si rispetti: la guida rossa, sotto i suoi tacchi potenti e decisi, si increspò e lui – già tanto appesantito dagli onori – caracollò miseramente in terra, tra il fragore argentino di tutti i suoi ori, con grande e malcelata ilarità dei presenti tra i quali solo uno si fece incontro a lui per aiutarlo… il suo autista. Nessuno si era mosso per porgergli un solo dito affinchè potesse rialzarsi.

Rosso in volto per la rabbia e la vergogna, ebbe l’istinto di rifiutare la mano dell’autista che questi gli aveva offerto solertemente per rialzarsi, alzò gli occhi furenti in volto all’uomo che però lo guardava senza ironia anzi… con uno sguardo pieno di calore e di amicizia. Eppure lo aveva sempre trattato male, negandogli anche i diritti più basilari. Ma lui, proprio quell’uomo maltrattato, ora gli porgeva aiuto e solidarietà.

La storiella finisce bene perchè il piccolo uomo, da quel giorno, ebbe il cuore guarito dal suo orgoglio e dalla sua ambizione e prese la sana abitudine, alla fine di ogni giornata, di incontrarsi al bar con il suo autista e giocare con lui a carte, divertendosi come un matto.

L’inferno nel cuore può e deve esser vinto, ma l’unica arma possibile è la carità la quale non è mai disgiunta dall’umiltà.

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