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Lug 13, 2014 - Sentimenti, sfoghi, Sociale    No Comments

Vergogna

 

Fino a che punto è lecito esprimere il proprio parere? Anzi, mi correggo: fino a che punto è lecito usare qualsiasi termine di espressione per dire ciò che si pensa?
Perchè ho modo spesso – soprattutto scorrendo le pagine dei social network – di incappare in frasi che mi fanno accapponare la pelle…
“Appicchiamoli tutti al muro!”, “Bisogna ammazzarli tutti!”, “Che gli venga un cancro!”
e queste sono quelle più “signorili”.

Mi vergogno profondamente di leggere cose come queste.
Mi deprime anche rendermi conto di quanta invidia ci sia in giro. Gente che non avendo ciò che desidera e non riuscendo ad averlo augura con tutto il cuore a chi invece ce l’ha di perdere tutto, come se la rovina di uno potesse rappresentare la gioia di qualcun altro. Invidia, solo invidia. Non c’è senso di giustizia, nè altro che possa far pensare anche solo lontanamente ad un pareggio di conti.

Trovo che sia vergognoso e disgustoso comportarsi in questo modo. E trovo che se si arriva a tanto vuol dire che non si è mai capita la differenza tra essere ed avere, ed è forse questa la cosa più triste.

Molte (troppe) persone credono che avere sia sinonimo di essere e non hanno capito che si possiede qualcosa solo dopo esser stati qualcosa e non il contrario ma se cerchi di parlarne con loro ti trattano come se avessi la peste. Allora sapete cosa vi dico? Affogate pure nella vostra invidia… tanto quella meritate e niente di più.

 

Giu 23, 2014 - opinioni, Sentimenti, Sociale    No Comments

Vivere fuori dagli schemi

Personalmente, credo che facciamo sempre più fatica ad esistere al di fuori degli schemi… in fondo, lo schema ci tranquillizza e, in un qualche modo, ci deresponsabilizza.

Vivere fuori dagli schemi non è sempre vivere senza regole… anzi… chi vive fuori dagli schemi ha un senso innato delle regole, proprio perchè manca del supporto disciplinante del gruppo (nota bene, dico “gruppo” e non branco perchè il branco è la degenerazione sociale del gruppo che in se’ ha una valenza positiva) e per poter continuare a vivere nel mondo necessita delle regole del vivere comune.

Quando parlo di schemi intendo essenzialmente quelle strutture psicologiche che hanno il compito di “proteggerci” dal confronto diretto con noi stessi. Quando ci si aggrega ad una comunità (di qualsiasi genere essa sia) si rinuncia alla propria individualità per far spazio alla legge di quel gruppo. Si adotta un certo modo di parlare, di vivere, di trascorrere il tempo. Non si è più padroni del proprio modo di essere, ma lo si deve sacrificare alla legge della comunità. Spesso non ci si rende neanche conto di questo. Eppure, questa rinuncia ci soddisfa, in un qualche modo ci pacifica. Non siamo piu noi, unici, irripetibili. Siamo parte di un gruppo, e questo far parte di un gruppo ci legittima, ci rende noti. Chi vive fuori dal gruppo è mal visto o, peggio, è visto come una minaccia all’unità del gruppo stesso. Quindi, chi vive ai margini del gruppo non è solo un individuo che ha fatto una scelta diversa, ma è il nemico da combattere, è colui che con la propria individualità mette in crisi le dinamiche del gruppo.

L’idea di far parte di un gruppo mi ha sempre perplessa… quando entro in relazione con l’altro non mi chiedo mai di che gruppo, religione, partito politico, classe sociale faccia parte. La prima domanda che mi pongo è: cosa ha da dire questa persona? Quali solo le sue esperienze? Come è arrivata a fare determinate scelte? E baso il mio interesse su queste cose. Anche se poi è innegabile il fatto che ognuno di noi è attratto da cose diverse e sicuramente fa parte di un gruppo che rispecchia i suoi gusti e le sue tendenze. Ma non me la sento di giudicare una persona dal gruppo che frequenta. Trovo sia fuorviante. Così come non sono convinta che tutti coloro che vanno a Messa la domenica siano buoni Cristiani. O che tutti i magistrati abbiano innato il senso della giustizia. 

La provocazione è: vivere fuori dagli schemi è veramente qualcosa di sconveniente? E soprattutto: chi ha detto che vivere fuori dagli schemi significhi non avere regole?

Giu 23, 2014 - opinioni, Sentimenti, Sociale    No Comments

Siamo donne

 

La nostra dignità di donne non sta nella libertà di esprimerci come gli uomini, bensì nel valorizzare le nostre differenze. Questo non significa che dobbiamo chinare la testa di fronte al potere maschile, ma semplicemente lottare per affermarci nei nostri valori peculiari che non sono, come facilmente l’ironia maschile suggerisce, “cucinare la parmigiana in modo eccelso” oppure educare i figli al meglio… questi sono compiti che fanno parte sia dell’universo maschile che di quello femminile… non cadiamo noi stesse nella banalità.

L’uomo ha bisogno di noi, del nostro universo psichico, perchè  siamo da sempre portatrici di pace, di dolcezza, di Amore, di fantasia, di armonia, di ordine, di comprensione, di pietas, di tutte quelle forme di sensibilità che nutrono la vita di un uomo, che permettono agli uomini di sopravvivere alla loro stessa brutalità, di non morire interiormente. Quindi lottiamo, ma senza utilizzare le armi maschili perchè – e purtroppo la cronaca sta dando ragione a questa tendenza – voler “scimmiottare” gli uomini porta solo ad una competizione esasperata che troppo spesso sfocia nella totale oggettivizzazione della persona femminile.

 

Giu 23, 2014 - opinioni, Sociale    No Comments

Ribelli… o solo maleducati?

La risposta è fin troppo scontata… non siamo stati in grado, come genitori, di insegnare a questi ragazzi che la libertà non significa fare a pezzi qualsiasi cosa ci capiti per le mani.
L’adolescenza e la giovinezza sono periodi difficili e lo sono stati per tutti, anche per noi di altre generazioni… leggendo le cronache di altri tempi – letteratura e saggi – il minimo comun denominatore delle varie epoche e varie culture è: “i giovani sono ribelli, non vogliono sottostare alle regole, non amano impegnarsi e non vogliono faticare”. Sembra una frase ormai consunta ed invece è quanto mai attuale.
 
Solo che la fatica oggi sta nell’autocontrollo. La perdita del controllo delle emozioni sembra l’unico fattore scatenante di questi episodi. Non credo che certe cose vengano fatte nè per noia nè per rabbia. Ogni essere umano è preda della rabbia se non si controlla. A questi ragazzi nessuno ha insegnato il controllo delle proprie emozioni negative e questo perchè in una certa cultura post sessantottina il controllo di se’ aveva una conotazione sinistramente fascista. Mentre invece è necessario, altrimenti si verificano episodi come quelli a cui siamo costretti ad assistere ormai quotidianamente.
 
E così molti dei nostri figli sono stati educati allo “stato brado”, convinti che non ci fosse nessun bisogno di educazione così come l’avevamo ricevuta noi, ma che in un qualche modo i bambini fossero in grado di “autogestirsi” consapevolmente e responsabilmente. Il risultato è che non solo i ventenni di oggi non sanno cosa sia (non tutti ovviamente e per fortuna) l’autocontrollo, ma alla prima difficoltà emotiva si rifugiano nell’alcol e nelle droghe. Le statistiche parlano chiaro. E per fortuna che se devono fare pipì cercano ancora un bagno o un anfratto nascosto…

Discriminazioni

 

E’ una piaga tutta italiana (almeno nell’ambito della CEE) quella delle donne eternamente al secondo posto (quando non all’ultimo) nelle carriere scientifiche… Esempi come quello della Professoressa Levi Montalcini purtroppo sono destinati – se le cose non cambiano – a rimanere isolati.

E’ vero comunque che non sempre ciò che muove la donna verso questo tipo di carriera è la passione per la conoscenza… spesso sono le ambizioni dei genitori (magari padre o madre medici, cattedratici) che spingono la donna a scegliere la carriera scientifica senza però quella convinzione, quel “fuoco sacro”, che distinguono una semplice ricercatrice, magari scrupolosa e diligente, dalla scienziata geniale e innovatrice. Ma il vero ostacolo è – come giustamente Annamaria rileva – il maschilismo della nostra società. 

Maschilismo al quale purtroppo prima o poi molte donne si arrendono, accontentandosi di un secondo posto, per quanto dignitoso. Il potere è ancora maschio. Lungi da me iniziare una polemica femminista, devo però  ammettere – anche per esperienza personale – che una donna viene discriminata – nonostante la legge lo vieti espressamente – perchè da sempre è associata alla cura della famiglia e chi ha marito e figli sa bene quanto tempo ed energie la cura parentale sottragga all’impegno lavorativo. 

L’alternativa è la rinuncia. Ma, nonostante la rinuncia, nonostante cioè ci siano donne single che si sono dedicate totalmente alla carriera con impegno, passione e risultato, quando si tratta di arrivare al dunque (ad esempio, promozione a livelli dirigenziali ad un passo dalla Direzione Generale di una Società) c’è sempre una specie di incantesimo, una maledizione che “blocca” qualsiasi avanzamento. Il posto di comando è maschio. E’ uno scoglio difficile da doppiare. Se non impossibile. Ma se la donna in questione è l’erede di un impero economico, ecco che tutte le porte si aprono magicamente. 

Dove non arriva l’impegno e l’intelligenza arriva il denaro. E questo è un altro elemento corrosivo della dignità femminile. Se all’interno del matrimonio la “dote” ha ormai perso (quasi) la sua importanza, quando si parla di alte cariche dirigenziali ha ancora una importanza determinante. Ecco perchè una donna non ricca, anche se plurilaureata intelligente e capace non riuscirà mai – almeno fino a quando la mentalità sarà così retrograda – a comandare un paese come il nostro. E mi dispiace dirlo, ma siamo veramente agli ultimi posti per parità di diritti. Anche se non portiamo il burqa.

 

Disastro sociale

 

Tutto ciò che ci separa da una piena realizzazione dei nostri potenziali spirituali e umani è l’avidità. Noi non siamo solo cenere. Siamo anche Spirito. E’ questa la forza che ci deve convincere che possiamo uscire vittoriosi dalla lotta contro il Male, solo dobbiamo volerlo.

Certo non può essere un cambiamento repentino… certe pecche dell’animo umano fanno parte della nostra cultura – o sottocultura – e quindi sono cristallizzate. L’avidità – secondo me – è alla radice di tutti i mali. L’avidità porta a volere tutto per se’, a non pensare all’altro, ai suoi bisogni e necessità.

Le domande che ci poniamo hanno tutte una stessa risposta: fino a quando la specie umana perseguirà il solo fine materiale dell’esistenza, nessuno di noi potrà fidarsi mai di un suo simile… lavoro negli studi legali da anni ed ho visto fratelli scannarsi per una stupida eredità. Sorelle litigare per la collana della nonna e togliersi il saluto per molto meno, figli fare causa ai genitori o chiedere la loro interdizione per potersi impossessare dei loro beni. Ecco, questo fa l’avidità agli esseri umani, a coloro che il Padre Celeste aveva immaginato come Creature di Luce. Ma l’avidità, come tutti i peccati spirituali, è opera del Demonio… il seme del diavolo è presente nella nostra specie dalla Genesi. Fino a quando continueremo a negare l’esistenza del Male nelle pieghe della nostra anima noi non faremo altro che “proteggere” il peccato invece di combatterlo. Perchè solo nell’ombra il peccato può prosperare. Teme la Luce, laddove la Luce è la possibilità di scovare il male e bollarlo. Ma come combattere il Male se nessuno ha il coraggio di esclamare “Il Re è nudo!!”??

 

Crocefisso si, Crocefisso no…


 


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L’unica cosa che mi perplime è: perchè mai l’invito a togliere il Crocifisso dalle aule scolastiche – cioè proprio dai luoghi deputati all’educazione anche religiosa dei ragazzi – è partito proprio da una famiglia di tradizione cattolica?  Cos’è che ha spinto queste persone ad armare tutto questo trambusto per un dettaglio che, torno a dire, non potrebbe mai creare problemi a nessuno?
Personalmente sono addolorata di questa querelle, perchè ritengo che un’educazione laica dovrebbe anche lasciare ai ragazzi la possibilità di crescere nei valori Cristiani, se lo vogliono. Togliere il Crocifisso dalla classe dove sono sicura che la maggioranza dei bambini hanno genitori Cattolici che hanno fatto battezzare i loro piccoli, che li presenteranno per la Prima Comunione o li hanno già presentati… significa privilegiare un pensiero che è magari isolato …

Se poi dovessi dire tutto ciò che penso… credo che ci siano persone che hanno paura di quello che il Crocifisso significa. Hanno paura dell’Amore che salva le vite, hanno paura della generosità che dimentica l’IO con tutte le sue tirannie. Chi teme il Crocifisso, secondo me, teme l’Amore nelle sue forme più alte.

E c’è di più… temo che questo sia l’inizio di una nuova caccia alle streghe… perchè purtroppo la storia ci insegna che laddove manchi il Simbolo di un Credo subito c’è n’è un altro pronto a sostituirlo. E non vorrei vedere, al posto del Crocefisso, qualcosa di diverso… e di terribile.


Lettera al Dott. Bersani

Caro Dott. Bersani,


veramente io speravo che a vincere queste elezioni fosse il mio carissimo Dario Franceschini, che per appartenenza generazionale e per convincimenti religiosi sento sicuramente più vicino a me.
Che posso dire? Lei ha comunque tutta la mia stima (da anni…) e, come già affermato dal “mio carissimo” Franceschini, questa è un’occasione di festa, non di tristezza…

Ora non mi rimane (a me ed a tutti coloro che credono nella linea politica del PD) che sperare in Lei e nel Suo rinnovato entusiasmo che politicamente parlando non deve mai mancare quando ci si trova alla guida di un partito importante e “numericamente rilevante” come quello che appartiene a noi elettori ma anche a Lei in quanto Segretario.

Spero che lei continui a mantenere i Suoi civilissimi toni, senza per questo incappare nei “birignao” e senza oltrepassare mai il segno nel tono corrente (come troppo spesso i Suoi colleghi parlamentari fanno, nell’ambito del loro compito istituzionale, tanto fra le mura dorate di Palazzo quanto in quelle “asettiche” e “super partes” degli studi televisivi) diventato oltre che aggressivo anche politicamente scorretto.

In un’Italia che si va facendo sempre più litigiosa e sempre meno concreta, le persone come me, che credono ancora in una “polis” energica e a schiena dritta ma comunque cortese e civile,  rimangono sempre un po’ in disparte sperando in tempi migliori… inutile dire che ultimamente abbiamo tutti l’impressione di esser caduti vittime del cosiddetto “gioco al massacro”, ma quando il male è comune si spera sempre che “chi conta” possa metterci rimedio, se non altro per non peggiorare anche la sua propria situazione…

Il fatto è che si ha la sensazione di esser diventati come i famosi “capponi di Renzo” (per chi non lo ricordasse parliamo dei “Promessi Sposi” e in particolare dei  capponi che litigano fra loro beccandosi furiosamente senza rendersi conto che Renzo li sta portando all’Azzeccagarbugli che sicuramente ci farà il brodo) che, in quanto tali, oltre ad esser capponi – destinati quindi alla pentola – mancano anche della vera ultima grazia che è quella della coscienza del proprio ruolo. Perchè se si conosce il proprio ruolo si sa anche come sfuggirlo…

Quindi, Caro Dott. Bersani, noi tutti elettori del PD guardiamo a Lei come i naufraghi della famosa Isola guardano al cesto della merenda. Cerchi di non deluderci. Con sinceri e affettuosi Auguri di Buon Lavoro.

Ott 2, 2009 - Sociale    No Comments

Il potere ed altre storie…

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Forse non dovrei dirlo, ma ….
.. a proposito della libertà di stampa… mi stavo chiedendo, dopo aver visto “Annozero” di ieri, come mai ci sia tanta agitazione in giro, soprattutto nella nostra classe politica. Le escort ci sono sempre state… anche e soprattutto nei palazzi del potere… una volta si chiamavano cortigiane ma il loro ruolo era sempre lo stesso. Immagino che chi legge si stia indignando per il mio tono affatto polemico e, in apparenza, conciliante. Beh, si vede che non mi conosce.
Forse la mia vuole essere una provocazione e vorrebbe (con grandissima dose di presunzione, da parte mia) indurre ad una riflessione che potrebbe venir sollecitata da una pura, semplice e per niente maliziosa domanda:
COSA E’ CAMBIATO DA TRECENTO ANNI IN QUA?E se proprio volessi essere ancor più dannatamente presuntuosa e provocatrice, potrei anche chiedere:COSA E’ CAMBIATO NEL SISTEMA DEL POTERE DA QUALCHE MILLENNIO A QUESTA PARTE?

Come tutte le cose “vive” e “dinamiche” anche la politica ha le sue fasi di crescita: infanzia, giovinezza, maturità e vecchiaia… se voleste divertirvi a vedere il comune senso civico e politico in questa chiave, vi accorgereste che:

– al suo primo incarico pubblico, un essere umano che si cimenta nella politica è senza dubbio (a meno che non ci sia un intento doloso precedente alle sue scelte carrieristiche) un puro, un idealista, qualcuno che crede fermamente nelle proprie idee e vuole mostrarle al mondo, un po’ come fece Prometeo quando portò il fuoco (e la conoscenza) agli esseri umani (se volete sapere, però, che fine ha fatto… cliccate QUI). Potremmo quindi paragonarlo ad un bimbo che scopre il mondo.

– Man mano che procede nel cammino politico si rende anche conto di quante avversità lo contrastino, da quelle rappresentante dall’immancabile opposizione a quelle derivanti dalla logistica (semplice attivismo politico o campagne elettorali, in ogni caso ci voglio i soldi persino per stampare i volantini). E lì, se la sua volontà di potere – e di affermazione delle proprie idee – è sufficientemente forte, lo vediamo combattere strenuamente, mettendosi contro spesso gran parte dell’elettorato avversario, quando non quello di casa sua. Lo paragoniamo, stavolta, ad un giovane baldanzoso che spera di cambiare il mondo.

– Dato, però, che la democrazia (per fortuna nostra) prevede che ci sia un contraddittorio e che ci sia sempre un equilibrio tra le forze di potere, ecco che il baldanzoso giovane deve venire necessariamente a patti con la realtà e più saranno rivoluzionarie le sue idee, più sarà purista nelle sue intenzioni e nella sua visione del mondo e più forte sarà la pressione che verrà esercitata sul suo operato. Si sa, il compromesso è un tarlo che pian piano divora anche il mobile più forte e più bello. Un compromesso qui, un compromesso lì, una cena di qua e un festino di là… si perde il senso di quello che volevamo dire. Possiamo a questo punto paragonarlo ad un adulto schiacciato dalle responsabilità e costretto a venir meno a tanti sogni di libertà e autonomia.

– Cosa può più fare un individuo (che sia di sesso maschile o femminile non entra in considerazione) che ha perso la propria libertà di giudizio? Che ha perso la propria libertà di azione e di pensiero? Dove potrà mai andare, visto che ha perso l’innocenza dei suoi passi, che tanti.. troppi lo tirano in troppe direzioni che lui non ha scelto, non almeno coscientemente? La mossa più saggia (e la più giusta, secondo me) sarebbe quella di ritirarsi a vita privata. E qui casca l’asino. Dato che “la coppa da cui molti bevono ambrosia” esercita una vera e propria tirannìa su una persona comune… la maggior parte di loro rimane invischiata in quel mondo falso, fatto di promesse non mantenute (o talmente ben gestite da sembrare mantenute anche quando non lo sono – l’apparenza fa miracoli in questi casi, come il make up.. del resto), di bla-bla-bla, di “noi faremo” e “noi diremo”…. ma, mi dispiace doverlo ammettere, sono sempre le stesse cose, viste e riviste da migliaia di anni…

Set 18, 2009 - Sociale    4 Comments

MOLTI PENSANO CHE…

… l’omicidio di Sanaa sia conseguenza della fede islamica.

 

Non so… non sono convinta che questo tipo di assassinio sia frutto di convincimenti religiosi… io temo che sia perlopiù il risultato di una cultura che vuole la donna “proprietà” dell’uomo, nè più nè meno come il suo cane, le sue scarpe, la sua pipa o il suo cappello.
Non dimentichiamoci che fino a pochi anni fa – relativamente – anche noi italiani la pensavamo così, e non eravamo certo musulmani… fino a 100 anni fa il delitto d’onore non veniva penalizzato se non con una blanda sentenza di disappunto. Solo fino a 200 anni fa il padre-padrone, il marito-padrone, continuava a detenere il diritto di vita e di morte sulla figlia, sulla moglie, sulla serva (che spesso era destinata, vivendo nella casa padronale, a subire le voglie del marito insoddisfatto dalla ormai stanca libido della sua sposa).
E’ un fatto culturale ed è innegabile che certe popolazioni del mondo sono chiuse a qualsiasi nuova tendenza che vede la donna non più proprietà dell’uomo ma essere vivente con gli stessi diritti, gli stessi doveri, le stesse responsabilità.
Secondo me il padre di questa ragazza già non vedeva di buon’occhio che lei avesse una vita indipendente dalla famiglia, figuriamoci poi una convivenza con un uomo non musulmano, quindi diverso da lui (molti hanno messo l’accento sul fatto che il padre non volesse che la figlia frequentasse un uomo più anziano di lei… io credo che questo lo abbia messo in competizione con il ragazzo, vedendo in lui un succedaneo di padre).
Il fatto che il ragazzo non sia musulmano non c’entra nulla. In realtà io credo che qui la religione non c’entri nulla, ma, purtroppo, c’entra l’ignoranza e la mancanza di una cultura del sociale che restituisca alla donna la sua dignità di essere libero.

Set 17, 2009 - Sociale    No Comments

BASTA!!!

INNUMEREVOLI SONO I CONFLITTI CHE DA CENTINAIA DI ANNI INSANGUINANO IL NOSTRO PIANETA … QUESTI SONO SOLO ALCUNI TRA QUELLI NOTI E PIU’ RECENTI
 

 

PRIMA GUERRA MONDIALE:

4 ANNI – 3 MESI – 14 GIORNI

VITTIME CALCOLATE: CIRCA 37 MILIONI

SECONDA GUERRA MONDIALE:

OLTRE 6 ANNI

CIRCA 60 MILIONI DI MORTI

 

LA GUERRA IN VIETNAM:

CIRCA 13 ANNI

CIRCA 5 MILIONI DI MORTI

LE MOTIVAZIONI STORICHE LE CONOSCIAMO GIA’… MOTIVI POLITICI, ECONOMICI, EQUILIBRI DI POTERE…MA LE MADRI I FIGLI E LE VEDOVE VOGLIONO SAPERE PERCHE’ HANNO DOVUTO PERDERE IL LORO FIGLIO, IL LORO PAPA’ ED IL LORO COMPAGNO.E A LORO NON INTERESSA IL GIOCO DEI POTERI.


“IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI”
(F. Goya)
 
 
Psyke contro tutte le guerre

Lug 9, 2009 - blog life, Sociale    1 Comment

Come al solito…

NON TENETE CONTO DELL’APPELLO CHE SEGUE, PER FAVORE!!!

 

Chiedo scusa ancora una volta … il mio solito difettaccio… quando ricevo una sollecitazione come quella che ho presa in considerazione come veritiera non penso a verificare… mi lascio prendere la mano e combino casini  Ringrazio Saamaya per la prontezza con la quale ci ha informato… Prometto che le prossime volte sarò più accorta… L'immagine “http://www.fantasygif.it/Smiles/Faccine/hom13.gif” non può essere visualizzata, perché contiene degli errori.

 

 

 

Lug 9, 2009 - Sociale    1 Comment

Per Solidarietà

Nella mia casella di posta è arrivato questo messaggio….
prestate attenzione, per favore.

 

 


PER L’AMOR di DIO.
Aiutaci a diffondere questa foto al maggior numero possibile di persone.
Questa bimba è stata sequestrata in una spiaggia di S.Paolo Brasile (Praia de Engenho).
Invia la foto,il costo è zero e può aiutare molto.
Dio di sicuro ti ricompenserà.
Oggi stai aiutando qualcuno,domani tu potrai essere aiutato.
Pensa solo a questo!Non essere indifferente.
Che Dio benedica tutti quelli che ci aiutano.
 

Paqui GARCIA
964 517056

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