Giovannino Guareschi

E’stato il papà di Don Camillo e di Peppone, i fantastici personaggi di quel romanzo del dopoguerra che fece di lui uno degli scrittori più letti e più tradotti in assoluto.
Stamattina, ascoltando la radio e sentendo parlare di lui mi sono tornati alla mente i film della mia fanciullezza (e non solo). Chi non ha visto i films della serie, interpretati (a mio parere) magistralmente da Gino Cervi nella parte di Peppone e Fernandel in quella di Don Camillo?
E’ ovvio che la trasposizione cinematografica del romanzo non rende i dialoghi e le descrizioni dei personaggi che Guareschi fa con la sua penna ed il suo talento descrittivo. Ecco perchè sarebbe bene leggere il libro.

Ma Guareschi non è solo il creatore di Don Camillo e Peppone. Guareschi è stato anche un valente giornalista, acuto umorista e sempre comunque in polemica con le mode e le tendenze del momento.

 

 

Giovannino Oliviero Giuseppe Guareschi (questo è il suo nome completo, e spesso scherzava sul fatto che un omone come lui fosse stato battezzato come “Giovannino”), povero e solo, ma dall’animo forte e difficilmente influenzabile, si mette a scrivere per la rivista umoristica dell’epoca, il “Bertoldo” non curandosi affatto delle possibili reazioni del regime fascista allora dominante in Italia (che anzi Guareschi non perde occasione di sbeffeggiare). Sono gli anni trenta, quelli del pieno plebiscito, sul piano popolare, del regime.
Ma gli effetti di questa “militanza” indesiderata si fanno presto sentire. Scoppia la seconda guerra mondiale, l’Italia adotta, scimmiottando la Germania nazista, una politica espansionista ma anche razzista e sempre più intransigente nei confronti delle voci di dissenso. Lo scrittore subisce quindi una traumatica sorte: catturato e incarcerato, nel 1943 viene deportato in Germania e poi in Polonia.
Dopo due anni di Lager torna in Italia e fonda “Il Candido”, un altro settimanale di satira. Malgrado la brutta esperienza della carcerazione e del campo di concentramento, la lingua dello scrittore non si è certo ammorbidita. Sul Candido conduce battaglie antigovernative e “antipolitiche”, senza risparmiare però neanche la fazione comunista e di sinistra. Nel 1954 è di nuovo agli arresti, con la scusa di aver pubblicato compromettenti lettere (poi risultate false), dell’allora presidente del Consiglio Alcide De Gasperi. Nel frattempo aveva dato vita con “Mondo Piccolo” alla saga di Don Camillo e Peppone, figure contrapposte di due tipiche anime dell’Italia post bellica. Don Camillo, infatti, rappresenta la figura dell’antifascista furbo e rispettoso dello “status quo”, mentre Peppone è un sindaco comunista ortodosso, petulante, ma sostanzialmente buono. Dai romanzi che vedono protagonisti i due personaggi sono stati tratti in seguito anche numerosi film.
Ad ogni modo, a fronte del grande successo popolare, la critica e gli intellettuali tendono a snobbarlo, a causa soprattutto della semplicità di linguaggio utilizzata e di una certa patina di ingenuità un po’ “naif” che pervade i suoi scritti. Ma dietro l’umorista si nascondeva un uomo che ha dovuto soffrire disagi, umiliazioni, dolori e tradimenti (girò anche la voce, priva di fondamento, che fosse finanziato dalla Cia). Molti tra i suoi più toccanti racconti sono in realtà trasposizioni di fatti reali che hanno inciso la sua anima fin nel profondo. Successivamente, per fortuna, fu ampiamente “sdoganato”. La rivista “Life” riconobbe il suo fondamentale contributo, e lo definì come “il più abile ed efficace propagandista anticomunista in Europa”, mentre Indro Montanelli ha più volte elogiato l’uomo e l’amico, fino ad affermare: “C’è un Guareschi politico cui si deve la salvezza dell’Italia. Se avessero vinto gli altri non so dove saremmo andati a finire, anzi lo so benissimo”.
Muore a Cervia il 22 luglio 1968 dopo aver passato gli ultimi anni di attività dietro le quinte e po’ dimenticato da lettori e critica. Silente in un mondo in cui si riconosceva sempre meno.

Bibliografia

1941 La scoperta di Milano Rizzoli
1942 Il destino si chiama Clotilde Rizzoli
1944 Il marito in collegio Rizzoli
1945 La favola di Natale Ed. Riunite
1971 Idem Rizzoli
1994 Idem con musicassetta (G.Tedeschi legge la “Favola”) Rizzoli
1947 Italia provvisoria Rizzoli
1983 Idem (Ristampa anastatica) Rizzoli
1948 Don Camillo Rizzoli
1948 Lo zibaldino Rizzoli
1949 Diario clandestino Rizzoli
1953 Don Camillo e il suo gregge Rizzoli
1954 Il corrierino delle famiglie Rizzoli
1963 Il compagno don Camillo Rizzoli
1967 La calda estate di Gigino il pestifero Il Borgo
Opere postume
1968 L’Italia in graticola Il Borghese
1968 Vita in famiglia Rizzoli
1968 Cofanetto con edizioni rilegate, riunisce:
Don Camillo
Don Camillo e il suo gregge
Il compagno don Camillo Rizzoli
1968 Don Camillo e i giovani d’oggi Rizzoli
1980 Gente cosi Rizzoli
1981 Lo spumarino pallido Rizzoli
1982 Il decimo clandestino Rizzoli
1983 Noi del Boscaccio Rizzoli
1984 In famiglia riunisce:
La scoperta di Milano
Lo zibaldino
Corrierino delle famiglie Rizzoli
1986 L’anno di don Camillo Rizzoli
1988 Osservazioni di uno qualunque Rizzoli
1989 Ritorno alla base Rizzoli
1991 Mondo candido 1946-1948 Rizzoli
1992 Mondo candido 1948-1951 Rizzoli
1993 Chi sogna nuovi gerani? Rizzoli
1994 La calda estate del pestifero Rizzoli
1995 Vita con Giò (Vita in famiglia e altri racconti) Rizzoli
1996 Ciao don Camillo Rizzoli
1996 Don Camillo e don Chichì Rizzoli
1997 Mondo candido 1951-1953 Rizzoli

(Fonte: biografieonline.it)

Giovannino Guareschi raccontato dai figli (video)

Ha detto…

Chi non trova un biografo deve inventare la sua vita da solo.

Una donna matura e con due gran baffi, che pedala su una bicicletta da corsa, mi sghignazza in faccia. E questo mi secca perché io non ho sghignazzato vedendo una donna matura e con gran baffi pedalare su una bicicletta da corsa.

E’ triste ma deve essere proprio così: se il mio giovane fratello si mette i calzoncini corti, la gente dice: Ecco un giovanetto in tenuta sportiva. Se, invece, me li metto io, la gente urla: Ecco un uomo in mutande!

Perché sono monarchico? Perché non c’è più il re.

Il totocalcio è una delle più subdole armi inventate dalla borghesia capitalista per difendersi dal proletariato. Un’arma efficacissima e che non costa niente alla borghesia. Anzi le dà dei grossi guadagni.

Nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede, Stalin no.

I dottori per guarirvi hanno bisogno di poco: pur che vi possano proibire qualcosa tutto va a posto. L’astuzia sta nel farsi proibire soltanto le cose cui si tiene di meno.

Ho dovuto fare di tutto per sopravvivere, tuttavia, tutto è accaduto perché mi sono dedicato ad un preciso programma che si può sintetizzare con uno slogan: “Non muoio neanche se mi ammazzano”.

Per rimanere liberi bisogna, a un bel momento, prendere senza esitare la via della prigione.

Chi lotta duramente per racimolare l’indispensabile, ha bisogno di evadere dalla sua miseria conquistando qualcosa di superfluo.

Giovannino Guareschiultima modifica: 2014-06-24T19:28:57+00:00da kit-ty