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L’immagine del dolore

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Lacrime… mentre guardo una ragazza malata di anoressia… lacrime che mi bruciano gli occhi, la gola… alle labbra sale, quasi non cosciente, una preghiera: “Signore, aiutala!” .. perchè, quando si ha davanti agli occhi un’immagine come questa… non si pensa altro. Quegli occhi che sembrano voler abbandonare la testa, unici testimoni di una verità che a noi è negato sapere… Come si vede, questa ragazza? E’ soddisfatta, ora, di aver portato in superficie ciò che invece è destinato – in vita – a rimaner nascosto? Perchè voler essere morti da vivi sembra rappresentare l’unica forma di volontà che queste creature si concedono.
Si inizia a non piacersi molto presto, undici … dodici anni… e si continua così, vivendo nella disistima di se’ per mesi, anni. Ci si guarda intorno ed ogni altra ragazzina è sicuramente meglio di noi. Paradossalmente, siamo sempre più grasse dell’altra, anche se quest’altra è palesemente più robusta di noi. Eppure noi ci vediamo “brutte”, “grasse”, “sgraziate”. Delle “oche” prive di fascino. Anche se i motivi sicuramente risiedono in cause diverse e molto più profonde di quelle puramente estetiche. E smettiamo di mangiare. Prima cominciamo a scansare la carne, poi il pane, la pasta, i dolci… piano piano arriviamo a campare con una mela al giorno. Uno yougurt forse… niente di più. Ci sentiamo potenti perchè riusciamo comunque a fare qualsiasi cosa senza soffrire la fame, anzi. E allora comincia la nostra sfida con la bilancia. Scommettiamo su noi stesse, sul nostro peso. E non ci rendiamo conto che non siamo noi a condurre il gioco… ma il lato oscuro della nostra mente che, lasciato a se’ stesso, si manifesta come il nostro peggior nemico. Ecco che la nostra mente diventa un assassino silenzioso. Crediamo di poterci dominare, di poter fare del nostro corpo quello che ci pare… e invece, senza neanche accorgercene, ci consegnamo alla morte. E la cosa peggiore è che siamo convinte che vinceremo la sfida. E intanto ci allontaniamo sempre di più dalla realtà e dalle persone che amiamo e che ci amano. Costruiamo un muro sempre più spesso tra noi e la vita. Fuori c’è il sole, tiepido, il cielo azzurro, il trillo degli uccellini, i giochi dei bambini… ma noi non sentiamo nulla, nulla a parte la voce di dentro che ci ripete che siamo forti, ce la possiamo fare. Possiamo fare di noi ciò che vogliamo e avremo tutto ciò che desideriamo. Tutto, tranne quello di cui veramente abbiamo bisogno. Mangiare. Con regolarità, con saggezza, con intelligenza… senza eccessi, senza squilibri, solo nutrirsi.. come è normale che ci si nutra. Ma a noi questa sembra un’idea insopportabile.
Guardo l’immagine del dolore, davanti a me. La guardo e piango e prego che qualcuno, qualcosa, accada e la faccia tornare indietro, alla vita.

Ago 21, 2008 - Sentimenti    1 Comment

Che dire…?

    

 

 

 Quando succedono cose come quella successa ieri a Madrid si rimane senza parole… almeno io sono rimasta senza parole. 

In un’epoca dove ciarlare e sembrare sono gli unici strumenti di comunicazione globale (ed anche questo blog non fa eccezione) forse dovremmo un po’ tutti tacere di fronte a questo. Ma siamo talmente abituati a dire la nostra (parlo per me, ovviamente) che non ce la facciamo a non dire quello che pensiamo, che sentiamo. Perchè queste sono cose diventate  all’ordine del giorno. Ho letto che hanno sospetti possa trattarsi di un sabotaggio… ma perchè non riusciamo ad accettare le cose a volte accadono anche senza motivo? O quantomeno il motivo può esserci ma non è detto che rientri nelle questioni internazionali. Può anche trattarsi di fatalità o di trascuratezza… ma il dolore dei parenti delle vittime, quello rientra nel solo fatto privato. Perchè se succede qualcosa per cause di straordinarietà (vedi l’attentato del 11 settembre 2001 o anche la strage di Madrid sempre del 11 settembre ma del 2004) il dolore sembra essere meno lancinante. Mentre se succede una cosa del genere non ci si riesce a darsi una ragione…  a noi osservatori (anche se faremmo volentieri a meno di osservare catastrofi simili) non rimane che la “pietas” per quelle persone che – forse – hanno perso tutto quello che avevano. Ma non possiamo fare nulla. Ed è proprio questo sentimento di impotenza che ci rende tutti così amari di fronte ai dolori della vita. Ma proprio perchè non possiamo farci nulla (nel caso però della linea area responsabile di tanto qualcosa poteva sicuramente essere fatta!) non dobbiamo neanche dannarci l’anima per cercare di capire. Le cose succedono. Continuamente. Pensate che la formica si chieda ogni volta perchè un umano non guarda dove mette i piedi?