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Sull’Amore (ancora e sempre…)

L’Amore 

L’amore ha molte sfaccettature e si presenta sotto molti aspetti… all’inizio ci viene incontro o come un cavaliere al galoppo, che ci travolge con la sua potenza, oppure pian pianino, senza che ce ne accorgiamo, come un’ombra, per poi crescere nel tempo…

Una volta superate tutte le prove, se siamo riusciti a sopravvivere nel frattempo all’altalena di emozioni che questo comporta, riusciamo a vedere qualcosa nella nebbia… non so se siete mai stati al lago con la nebbia, quella fitta, quella che non solo non vi permette di vedere ad un palmo dal naso ma crea tale suggestione da convincervi che si muovono strane figure dall’altra parte… ecco, l’Amore può arrivare anche a questo… questa è una delle prove… sconfiggere i fantasmi nella nebbia.Se riusciamo a superare le prove che la Maga ci propina, possiamo arrivare persino a vedere il volto angelico dell’Amore, quello che tutto crea, che tutto accetta… l’Amore oblativo… ma dobbiamo superarne molte di prove. E spesso il tempo durante il quale “lo zingaro” si ferma presso di noi non è sufficiente a permetterci di conoscere anche questo tipo di amore.In quel caso, comincia la trasformazione. Da cavaliere possente o da ombra persistente diventa prima una maga, nè buona nè cattiva, che ci incatena con i suoi sortilegi. Prima ci fa apparire scenari improbabili, paesaggi lunari e sfolgoranti, dove i colori si succedono con una sconcertante energia. In certi momenti la maga si assopisce ed ecco che appare il paesaggio “terreno”, quello che lascia intravedere luci ma anche ombre, gioie ma anche dolori. Per poi tornare a sfolgorare ed a travolgerci.Come diceva una vecchia canzone, “L’amore è uno zingaro e va…”… nulla di più vero.. qualche volta, però, l’amore si stanca di girovagare e decide di fermarsi per un po’… a nessuno è dato sapere per quanto. Ma si ferma.

Se riusciamo, quindi, ad attendere pazientemente che la nebbia scompaia… beh, ai nostri occhi si apriranno paesaggi di paradiso. Figure fantastiche, alate e angeliche, ci condurranno verso mete insperate. Ci coglierà la consapevolezza (attenzione, non la certezza che spesso è errata ma la consapevolezza) che ciò che ci avvolge è AMORE, ed è eterno. Non la sua manifestazione, non l’inevitabile vantaggio psicologico di essere e sentirsi amati, ma a la sensazione di vivere qualcosa al di là dello spazio e del tempo.

Io non credo che l’Amore sia la capacità di mantenere viva la passione – anche se la passione è un elemento importante – quanto piuttosto la consapevolezza (appunto) di aver superato molte prove insieme e di averle vinte. Sia che siamo amici o siamo coniugi o una coppia qualsiasi l’Amore non deve mai mancare perchè il nostro rapporto sia significativo. Diversamente credo sia solo un incontro di singoli e come tale destinato a non lasciare nulla se non – forse – la sensazione di aver vissuto qualcosa di gradevole.

 

Lug 18, 2008 - Poesia e prosa    No Comments

Canto d’Amore

 

 

 Ti sento dietro di me
dietro le mie scapole,
come un sostegno silenzioso
immobile…
Ci sei, sei sempre qui
quando i miei occhi si riempiono
di lacrime,
non permetti al mio dolore
di soffocare il mio Spirito.
Quando l’ira si affaccia
al mio cuore
la scacci da me,
lasciando solo un respiro di pace.
Oh, Caro Angelo! Caro il
mio Grande Eterno Compagno!!
Cosa sarebbe
la mia povera, piccola esistenza
senza il Tuo Abbraccio?
Vagherei come morta
per le strade deserte
di un amore confinato nel mio Io,
senza poter parlare di Anima,
strappando ad altri
un sogghigno di derisione…
Ma Tu (Tu!!) mi tieni la mano
e le Tue parole fluiscono
come acqua nel deserto…
Aspettiamo insieme
che il rovo fiorisca
e le Rose di Francesco
invadano le strade del mondo.

 

Giu 22, 2008 - Pensieri e riflessioni    3 Comments

Amore e Fiducia

 
L’amore è alla base del focolare…
se non c’è amore non può esserci focolare…
L’amore si conquista giorno dopo giorno,
con cura e rispetto… l’amore non si compra
nè con le parole nè con i denari,
con queste due cose puoi comprare l’apparenza
ma non la sostanza.
L’Amore e la Fiducia sono fratelli di latte
loro madre è la Speranza e Verità è la loro nutrice.
Se la Speranza si allontana
e la Verità non nutre
Amore e Fiducia muoiono di fame.
(qualcuno che la sa lunga sull’amore e sulla fame)

 

Mag 27, 2007 - Senza categoria    3 Comments

Amore vero (quello che non fa male)

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 L‘amore vero esiste… non ho dubbi. Anche se non l’ho mai incontrato nella mia vita. L’unico amore vero che ho conosciuto è stato quello che io stessa sono stata in grado di provare.

“Non c’è rosa senza spine” dicono… cavoli. Io mi accontenterei anche di un mughetto senza andare a scomodare per forza le rose, visto che – si sa – la rosa è la regina dei fiori ed io non ho mai avuto la pretesa di trovare un principe azzurro. Questo quando ero ancora giovane e carina. Ormai, alla mia età, l’unico desiderio è quello di incontrare una persona maschile di uguali sentimenti, che abbia una visione dell’esistenza, se non proprio simile, almeno compatibile con la mia. Ma – come giustamente mi ricorda il mio “ex amore vero” – con il mio modo di pensare è praticamente impossibile che io riesca a trovare qualcuno così.

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E allora, mi chiedo, che diavolo mi sto a lambiccare il cervello per capire dove e come ho sbagliato nella mia vita sentimentale? Perchè mai mi dovrei sentire inadeguata come donna se – purtroppo – l’incompatibilità di coppia è diventata un problema sociale? (è un po’ come dire che “mal comune mezzo gaudio” …) Io non ho mai accettato di fingere, non ho mai voluto tendere trappole di nessuna natura a nessuno e per nessuna ragione… Perchè – purtroppo – i nostri cari signori uomini hanno la tendenza a scappare di fronte a qualsiasi cosa sappia di impegno consapevole e responsabile, ma poi sono pronti a cadere miseramente ed inevitabilmente di fronte a certi tipi di trappole. Un po’ come i topi, che hanno mille vite e mille risorse di sopravvivenza e poi vanno a crepare miseramente per un pezzetto di emmenthal avvelenato.

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La verità – secondo me – è che ormai noi donne siamo troppo disincantate e disilluse per farci confondere sulla vera natura dell’interessamento maschile. Non me ne vogliano gli uomini (è anche vero che – fortunatamente – non tutti rispondono a queste caratteristiche) ma è risaputo che alcuni di voi (io credo troppi) si impegnano in una convivenza per assicurarsi un letto caldo (in tutti i sensi, visto che non sapete affrontare con dignità i momenti di magra) e non appena si sentono “al sicuro” cominciano a guardarsi intorno e, anche se poi non tradiscono fisicamente, si allontanano con la mente e con il cuore dalla propria compagna la quale – lungi dall’essere così sprovveduta come voi sperate che sia – soffre il più delle volte in silenzio, oppure adotta il sistema dello “stato di polizia” per cui finite con il vivere nell’inferno quotidiano che voi stessi vi siete andati a cercare.

E sapete (mi rivolgo ancora agli uomini – non a te in particolare, stai tranquillo!) qual’è il dramma di tutto questo? Voi non sapete accettare di vivere con una donna che vi ritiene persone mature e responsabili. Eh si…. questo è il vero dramma. Avete il bisogno di vivere in una relazione che vi protegga dall’angoscia dell’alea, dell’incertezza sul “oddio, come farò da solo senza la mia mamma?” ma contemporaneamente non volete rinunciare a portarvi dietro tutti i vostri giocattoli. Altro che sindrome di Peter Pan! Magari!! Peter Pan in fondo ha un grandissimo merito… rimanere fanciullo per non perdere la propria purezza di idee e di intenti è un principio ed un valore importante. Ammesso che al giorno d’oggi esista ancora qualcosa di simile alla fanciullezza.

Ed ancora più drammatico è il prendere coscienza – da parte di noi donne – che ciò che noi cerchiamo nel nostro compagno (o in colui che noi speriamo che diventi il nostro compagno) è l’idea che ci siamo fatte di nostro padre… già, solo l’idea purtroppo… perchè (e noi non lo ammetteremmo mai) nostro padre non è l’eroe senza macchia e senza paura che amavamo quando eravamo bambine. Noi donne ormai non crediamo più neanche in quello, perchè sappiamo benissimo – e lo abbiamo appreso attraverso le lacrime di nostra madre – che anche l’eroe senza macchia e senza paura può far soffrire le persone che ama. Come noi, del resto. Ma vallo a spiegare ad una giovane donna che non troverà mai l’uomo in grado di renderla felice… perchè la felicità non ci viene dagli altri, ma – e non è retorica, ve l’assicuro – dobbiamo imparare a trovarla in noi stesse. 911e523f78652028915bd27068b5f56a.jpg

Io oramai ho gia vissuto la mia vita (ne manca ancora un po’ ma spero di viverla con meno pathos) ma alle ragazze che soffrono per amore che diciamo? Non vale neanche la regola del “prenditi quello più bello o più ricco e poi chi se ne frega” … non c’è amore. Non c’è amore. Una vita agiata senza amore è una gabbia d’oro, ma pur sempre una gabbia. E ricordatevi che un uomo ricco che “investe” su una ragazza che non è alla sua altezza la considera una sua proprietà. Ed al primo accenno di infedeltà la trascina per i capelli e la lascia dove capita (metaforicamente, si intende). Non fidatevi mai delle apparenze, ragazze. State in guardia. Ve lo dice una ragazza con i capelli bianchi.

 

Mag 14, 2007 - Racconti    2 Comments

Un breve racconto

 3fa7b772959411ae591e222139ce5cc3.jpgUn giorno mi recai in visita ad un vecchio amico di famiglia. Mi meravigliai di trovarlo curvo e più vecchio di ciò che ricordavo essere. Avevo un ricordo di lui – ero poco più di un ragazzo – del tutto differente: lo ricordavo alto e prestante, il suo passo era atletico e sicuro di se’… lui e mio padre erano grandi amici e spesso mio padre ricorreva a lui per qualche consiglio relativo ai suoi affari. Poi a mio padre venne assegnato un incarico in un altra città, distante da quella, e così ci trasferimmo tutti. Ma egli continuava a scrivere al suo amico con regolarità e ci teneva informati sui successi economici che questi otteneva dai suoi affari.

Quando mio padre venne a mancare presi io il suo posto nella relazione epistolare…. e questo per anni anche se le nostre conversazioni su carta avevano un tenore diverso da quello avuto con mio padre.

“Oh, caro … caro Peter!” disse il vecchio venendomi incontro con un sorriso che non aveva perso l’antico smalto.

“Caro Mr. Jefferson… che piacere rivederla!” esclamai io altrettanto sorridente, ma nell’osservare quel suo profondo mutamento temevo che lui potesse accorgersi del mio disagio. Mi fece entrare in casa e fui colto di nuovo dallo stupore. La casa era assai più modesta di quello che mi sarei aspettato visto che mio padre mi aveva sempre parlato di lui come di un uomo assai benestante e amante del lusso. Non che fosse cadente, ma si respirava un’aria insieme di lindore e di dignitosa e raccolta povertà.

“Vieni, vieni figliolo! Posso offrirti una tazza di the? Non dirmi di no… ho un’amica che ogni tanto mi porta uno dei migliori the del Ceylon…” e nel frattempo mi versava il the con un modo di fare meticoloso, da vecchia signora d’altri tempi.

Ci sedemmo sul vecchio divano un po’ logoro ma pulito e spolverato, e incominciammo a rivangare i ricordi. Piano piano l’aria si andava alleggerendo ed io cominciavo a sentirmi rilassato e felice di quelle chiacchiere tra buoni amici. Mi ero tanto rilassato che non potei fare a meno – approfittando di una lunga pausa del mio interlocutore – di formulare una domanda: “Mr. Jefferson … mi perdonerà … spero … della domanda che sto per farle …” dissi un po’ titubante. Il vecchio alzò lo sguardo azzurro su di me con tale dolcezza che non ebbi timore di proseguire e fece un gesto d’incoraggiamento, e con la mano mi invitò ad andare avanti. “Sa, mio padre mi ha sempre parlato di lei come di un uomo molto benestante… è successo forse qualcosa che non so? Ha bisogno di aiuto? Non si faccia scrupoli, è talmente tanta l’amicizia che mio padre aveva per lei che mi sentirei onorato di poterla aiutare…” . Lui posò la tazza ed il piattino sul basso tavolo di fronte a noi e per niente offeso o meravigliato si accomodò meglio sulla poltrona e iniziò a parlare, a narrare anzi, con un tono quasi assente, come di qualcuno che rincorre un passato talmente remoto da rendere difficile il ricordo …

“Quando io e tuo padre eravamo giovani credevamo di avere il mondo fra le mani… è una sensazione che i giovani conoscono bene… credevamo che la volontà ci avrebbe permesso di realizzare tutti i nostri sogni. E per un po’ fu così… poi con l’età crebbero anche le responsabilità. Entrambi ci sposammo ed avemmo figli ed entrambi in un qualche modo smettemmo di credere nei sogni e preferimmo concentrarci sull’avvenire dei nostri figli. Poi, come sai, io persi mio figlio in Vietnam e la mia Beth se ne andò qualche anno dopo … ora mi è rimasta solo Gillian, ma vive lontano da qui e non viene quasi mai a trovarmi… mia figlia è molto … molto impegnata” . Disse queste ultime parole con una leggera, dolce amarezza ed io mi sentii improvvisamente solidale con quell’uomo che stava svelando a me la sua anima. Poi continuò a narrare. “Ci sono stati momenti in cui avrei voluto morire… avrei voluto addormentarmi e non svegliarmi più. Per me perdere Charles è stato un colpo terribile. Avevo fatto molti progetti su di lui. Gli avrei lasciato la mia impresa e lui l’avrebbe lasciata un giorno a suo figlio ed al figlio di suo figlio …. ma non è stato così…”

Seguì una pausa durante la quale non fui sicuro ma credetti di vedere una lacrima scorrere sulla sua guancia rugosa. Per fortuna il sole era tramontato e nella luce crepuscolare le lacrime si nascondono molto bene.

“Poi, quando mi ero appena sollevato dal dolore per la morte di Charles – e ci ero riuscito buttandomi a capofitto nell’impresa, facendo affari con chiunque e per pochi dollari – Beth seppe di essere gravemente malata. Fu un altro colpo. Le sono stato vicino fino al momento in cui se ne è andata. Pochi mesi dopo aver saputo di avere il cancro. Gillian era già lontana ed aspettava il suo primo figlio. Non ebbe molte occasioni di starmi vicina. Mi chiamava ogni giorno per sapere come stavo ma non era la stessa cosa che averla accanto a me.” Il tono della sua voce era diventato più sereno, quasi distaccato, come se stesse raccontando non della sua vita ma di quella di qualche personaggio distante. A quel punto volli interromperlo.

“Veramente … deve essere stato terribile … strano che mio padre non me ne parlasse mai… eppure mi diceva che vi sentivate spesso!”

“Tuo padre non voleva turbarti con queste storie tristi, evidentemente…”

Si alzò aiutandosi con il bastone per andare ad accendere una lampada sul mobile di fronte. Poi tirò fuori il suo orologio dal taschino e si sedette di nuovo sulla poltrona.

“E poi che successe?” incalzai io, curioso di sapere come mai da ricco che era si era ridotto a vivere in quel modo.

“Poi successe un miracolo…” disse sorridendomi. Io non credevo alle mie orecchie “Miracolo? di che genere?” non ero ben certo di aver afferrato il senso del termine miracolo.

“Avevo appena seppellito Beth ed è inutile che ti dica in che stato d’animo mi trovassi. Decisi di liberarmi del mio denaro e vendetti la mia impresa … Dio mi perdoni, avevo pensato a darmi la morte … nonostante tu sai bene che io sia credente e che aborro l’idea del suicidio. Ma una notte successe qualcosa.

Dormivo profondamente dopo aver preso un sonnifero, ma non so spiegarmi come ad un certo punto mi svegliai di soprassalto. Con gli occhi ancora incollati detti un’occhiata all’orologio sul comodino: segnava le tre del mattino. Piano piano il buio lasciava il posto al contorno dei mobili, al ritratto di Beth sul comò … ero talmente attanagliato dal dolore della perdita di Beth che non riuscivo neanche a piangere. Ero veramente disperato e solo e improvvisamente nel mio animo si mosse qualcosa. Pregai. La mia mente andava sgranando le parole di una preghiera muta come le dita sgranano le perle di un Rosario… non ricordo neanche le parole di quella preghiera, ma mi rendevo conto che piano piano la morsa si allentava, il cuore si ammorbidiva ed io finalmente scoppiai in un pianto dirotto come non avevo mai fatto da quando ero bambino. Tra le lacrime rividi i miei giorni felici con mio figlio e mia moglie, con mia figlia ancora bambina che mi tendeva la mano per attraversare la strada. E mentre piangevo di quel pianto disperato e insieme dolce e liberatorio sentii una voce dentro di me che diceva: “queste sono le lacrime della tua Resurrezione, figlio. Quando le avrai piante tutte tu avrai trovato Me”.

Non osai interromperlo, tanto era la profondità del modo con cui raccontava questi fatti. Pensai che fosse un poco fuori di testa, del resto con tutti i dolori che aveva patito non sarebbe stato poi così strano …. ma qualcosa nel suo modo di guardare e di parlare mi convinceva che non solo non era impazzito, ma che era arrivato a capire qualcosa che io non capivo ancora.

“Da quel giorno piano piano ritrovai non solo la fede in Dio ma anche nella vita. Capii che la morte non può nulla sugli affetti più cari perchè fino a quando una persona sarà nel nostro cuore e nella nostra mente non morirà mai. E un’altra cosa ancora ho capito: noi cerchiamo Dio ovunque, lo cerchiamo nelle nostre Chiese, nei templi Buddisti, in quelli Islamici e in quelli Ebraici … cerchiamo Dio sempre e comunque al di fuori di noi e ci lamentiamo se le cose vanno come vanno perchè ci aspettiamo un segno tangibile della Sua presenza, qualcosa che sconvolga le nostre vite e ci convinca che Lui è qui con noi … ma cosa c’è di più sconvolgente di una Voce che dal profondo del tuo Essere ti dice: “Eccomi, io sono qui, sono con te… quando avrai pianto tutte le tue lacrime allora e solo allora saprai della Mia Presenza nella tua vita” ? E mentre diceva queste parole mi guardò con quello sguardo luminoso e azzurro ed io capii immediatamente che … si, Dio lo aveva visitato e sarebbe stato vicino a lui sino alla fine dei Tempi.